La recente escalation in Medio Oriente all’indomani del terribile attacco in Israele è un’area chiave di preoccupazione per gli investitori. In primo luogo, la perdita di vite umane è una terribile conseguenza della guerra, ma ci è stato anche ricordato l’impatto che questa può avere sull’economia globale, mentre il dollaro USA e il petrolio sono saliti. L’evoluzione di questo conflitto potrebbe avere gravi implicazioni attuali e future sull’economia globale.
Nel terzo trimestre la maggior parte delle asset class da noi seguite, ad eccezione del credito, ha generato rendimenti negativi in un contesto di accentuata volatilità dei tassi. I dati economici sono divergenti e l’inflazione rimane elevata ma in fase di moderazione, sebbene la crescita degli utili societari sia rimasta finora resistente.
La forza dell’economia statunitense ha sorpreso i mercati,
nonostante i timori di un improvviso rallentamento nel 4° trimestre a causa di: (1) fine dell’ipoteca sui prestiti agli studenti; (2) condizioni finanziarie più rigide; (3) ricostituzione dei risparmi da parte delle famiglie; (4) sciopero UAW; (5) aumento dei prezzi delle materie prime; e (6) chiusura del governo.
Nel mercato dei tassi, la narrativa “più alto per più a lungo” spiega il sell-off dei rendimenti registrato nel 3T23, con il titolo decennale statunitense che rendeva il 4,6% a fine settembre, ovvero 73 pb in più rispetto al rendimento di fine giugno 2023. Resta da vedere se l’inasprimento delle condizioni finanziarie sia sufficiente o se la FED aumenterà ulteriormente i tassi durante la riunione di novembre.
Ci aspettiamo che una parte del recente inasprimento si inverta quando sarà più evidente che i tassi massimi sono stati raggiunti. Inoltre, con meno venti contrari dovuti alle decisioni politiche, ci aspettiamo che gli investitori trovino interessanti i rendimenti attualmente offerti dai titoli sovrani rispetto a quelli disponibili per altre classi di attività più rischiose.
Sul fronte del credito, abbiamo riscontrato che i rischi legati alle decisioni politiche hanno pesato sulle classi di credito statunitensi più sicure, in quanto l’USD investment grade (“IG”) ha perso il 3,1% nel trimestre, a fronte di un piccolo guadagno per l’EUR IG (“0,3%”), dove potenzialmente il vento contrario di un maggiore inasprimento da parte della BCE è meno rilevante.
Tenendo conto dei rischi per l’economia globale, lo spazio IG potrebbe essere preferito dagli investitori rispetto all’high yield (“HY”), nonostante il differenziale di rendimento tra i due. Questo perché il differenziale di spread per l’HY è più stretto rispetto alla storia, il che suggerisce che la protezione in caso di continuo deterioramento dei fondamentali economici globali è limitata.
Sul fronte azionario, la combinazione di rendimenti reali in aumento e di una crescita che sfugge sia alla Cina che all’Europa ha pesato sulla performance della classe di attivi nel 3T23. L’unica eccezione è stata il FTSE 100, la cui elevata allocazione al settore energetico ha beneficiato del forte rally del petrolio registrato nel trimestre. Il sell-off è stato piuttosto ampio e indiscriminato.
La forza dell’economia statunitense ha sorpreso i mercati – Robert Ducker
Utilizzando due indici statunitensi come indicatore per escludere le preferenze regionali dall’equazione, il Nasdaq (proxy dei titoli growth) ha perso il 3,9% nel 3Q23 rispetto alla perdita del 2,1% del Dow Jones Industrial Average (proxy dei titoli value). Da notare anche la debolezza del mercato azionario tedesco (proxy della Cina), con l’indice in calo del 4,7% nel periodo.
Riteniamo che l’imminente stagione degli utili e la stabilizzazione dei tassi costituiranno un catalizzatore chiave per il mercato azionario.
A nostro avviso, la performance del mercato azionario nel quarto trimestre sarà influenzata da: (1) l’incertezza sulle prospettive economiche, che sta aumentando, e un eventuale rallentamento della crescita degli utili peserebbe sui titoli azionari; (2) una forte ripresa in Cina, che sarebbe utile per i titoli azionari europei, ma l’aumento della domanda di petrolio e l’accelerazione dell’attività economica probabilmente aumenterebbero le pressioni inflazionistiche; e (3) il picco dei tassi, che potrebbe rendere il mercato del reddito fisso interessante rispetto ai mercati azionari.
Le materie prime hanno registrato una forte ripresa, con l’indice S&P GSCI commodity che ha guadagnato circa il 14%, recuperando la perdita dell’11% circa registrata nel primo semestre del 2003. Nell’ambito delle materie prime, notiamo che il petrolio Brent ha avuto un trimestre particolarmente forte, con un aumento dei prezzi di circa il 30% nel periodo, dopo un calo di circa il 12% nel primo semestre del 2003. Inoltre, il dollaro USA si è rafforzato nel corso del 3T23, con il paniere in dollari in rialzo del 3,2% nel periodo, dopo un calo dello 0,6% nel 1T23.

Robert Ducker
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Robert Ducker è responsabile della strategia di investimento e della ricerca di Curmi and Partners Ltd.
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