Per molti anni si è parlato del potenziale di sviluppo di energia rinnovabile offshore su larga scala come parte di una soluzione più ampia per soddisfare il fabbisogno di elettricità di Malta. Le prime proposte risalgono al 2009, quando si ipotizzò di sviluppare diciannove turbine eoliche da 5 MW con una capacità complessiva di 95 MW su una scogliera offshore nota come is-Sikka l-Bajda, a circa 1,5 km dalla costa di Mellieħa.
All’epoca si stimava che il progetto avrebbe contribuito a soddisfare circa il cinque per cento della domanda di energia elettrica, il che avrebbe rappresentato un contributo significativo agli obblighi di Malta ai sensi della Direttiva sulle energie rinnovabili.
La proposta è stata presto abbandonata, soprattutto a causa di preoccupazioni di carattere visivo e ambientale, sebbene siano stati citati anche problemi tecnici, di concorrenza spaziale e di fattibilità economica. L’attenzione si è spostata verso gli impianti fotovoltaici a terra (PV), che hanno riscosso un notevole successo. Partendo da una traiettoria di contributi alle energie rinnovabili prossimi allo zero per cento nel 2009, il fotovoltaico ha spinto la generazione di energia rinnovabile a circa il 12 per cento entro il 2023.
La motivazione per investire nelle energie rinnovabili è sempre stata duplice: (i) ridurre le emissioni e aumentare la produzione di energia rinnovabile in linea con gli obblighi di decarbonizzazione dell’UE e (ii) garantire un accesso più affidabile e sicuro all’elettricità che attenui l’esposizione alle interruzioni della catena di approvvigionamento internazionale.
Tuttavia, a causa della crescita della popolazione e del turismo, Malta sta raggiungendo una fase in cui la diffusione del fotovoltaico rischia di essere compensata dall’aumento della domanda di elettricità, con la possibilità che la quota di energia rinnovabile nel mix energetico complessivo di Malta inizi a diminuire.
Per questo motivo, si sta discutendo nuovamente di progetti di energia rinnovabile offshore su larga scala e, sebbene ci siano diverse opzioni di energia rinnovabile tra cui scegliere, la tecnologia preferita ritenuta praticabile è stata, per la maggior parte, limitata all’energia eolica.
Tradizionalmente, i problemi legati all’energia eolica offshore sono stati di natura tecnica, economica e/o ambientale: l’installazione in prossimità della costa ha dato luogo a problemi ambientali e visivi, mentre l’installazione in acque più profonde e al largo ha reso le strutture fisse convenzionali impraticabili dal punto di vista tecnico ed economico.
A distanza di qualche anno, la tecnologia sta maturando e oggi si parla del potenziale delle turbine eoliche offshore galleggianti (FOW) legate al fondale marino in aree offshore molto più profonde.
Alimentate dalla crescente scarsità globale di siti adatti a progetti con fondale fisso, le FOW stanno gradualmente diventando maggiorenni e stimolano l’interesse per lo sviluppo dell’eolico offshore nel Mediterraneo, nell’Atlantico e in altri bacini marini con elevate profondità d’acqua.
Malta sta raggiungendo una fase in cui la diffusione del fotovoltaico rischia di essere compensata dall’aumento della domanda di energia elettrica – Peter Grima
Questa tecnologia è stata impiegata in progetti pilota nella regione del Mare del Nord e ora stanno entrando in funzione progetti più grandi, come il più grande parco eolico galleggiante del mondo – il parco Hywind Tampern – che è stato recentemente inaugurato al largo della costa occidentale della Norvegia nell’agosto 2023, con una capacità combinata di 88 MW da 11 turbine legate al fondale marino.
È sulla scia di questi sviluppi che il governo di Malta ha pubblicato nell’agosto di quest’anno la Politica nazionale per lo sviluppo delle energie rinnovabili offshore (National Policy for the Deployment of Offshore Renewable Energy, NPOR), con l’obiettivo di fornire un quadro di riferimento per i progetti e le infrastrutture di energia rinnovabile offshore all’interno della zona economica esclusiva (EEZ) di Malta fino a 25 miglia nautiche.
Sono stati condotti studi preliminari, compresi i dati sulle risorse eoliche modellati su 33 anni, per determinare il potenziale di generazione di energia eolica offshore dal punto di vista dei vincoli spaziali e tecnologici. Su questa base, e a seguito di una valutazione degli usi concorrenti all’interno del mare territoriale e della ZEE di Malta, il NPOR ha identificato sei siti principali per lo sviluppo di progetti di energia rinnovabile offshore, con l’intenzione di guidare i potenziali sviluppatori di progetti verso i siti più appropriati.
Inoltre, il NPOR intende ridurre i rischi normativi e finanziari per i potenziali investitori attraverso, tra l’altro, l’istituzione di un’unica unità amministrativa che offra indicazioni e informazioni sui requisiti di pianificazione, autorizzazione e licenza che ogni progetto proposto dovrebbe ottenere, nonché sulle valutazioni d’impatto che dovrebbero essere intraprese.
I termini e le caratteristiche specifiche di qualsiasi progetto proposto diventeranno più chiari una volta avviata la procedura di gara, anche se secondo il NPOR ci saranno diversi modelli che lo sviluppo di FOW potrà seguire. Le principali differenze tra i modelli in questione riguardano i costi di connessione alla rete e se l’onere della responsabilità sarà a carico dello Stato o dell’investitore o di una combinazione dei due.
Resta da vedere se un progetto FOW nella ZEE di Malta sarà ritenuto interessante sia per lo Stato che per l’investitore da un punto di vista ambientale, tecnico ed economico. Tuttavia, la pubblicazione del NPOR pone una base importante per potenziali investimenti nel FOW e in altre tecnologie offshore.
Il prossimo passo, forse il più importante, è quello di assicurare che la rete elettrica nazionale venga aggiornata per garantire che l’infrastruttura di rete locale non diventi un collo di bottiglia che potrebbe bloccare il potenziale sviluppo della FOW e le ambizioni di transizione verde di Malta nel suo complesso.