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Italia

Pil e consumi nel 2026, FdI: «Il governo rafforza la crescita»

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Le stime elaborate dall’Ufficio Studi di Confcommercio indicano per l’Italia una crescita del PIL dello 0,9% nel 2026, accompagnata da un aumento dei consumi in volume dell’1,2%.

Le previsioni risultano superiori ai dati stimati per il 2025, pari rispettivamente a +0,5% e +1%.

Fratelli d’Italia interpreta questi dati come un segnale positivo per l’economia nazionale e come una conferma delle politiche adottate dal governo.

In una nota pubblicata nella giornata odierna, il deputato Saverio Congedo e il senatore Matteo Gelmetti hanno richiamato il miglioramento dei consumi, la tenuta dell’occupazione e i segnali provenienti dalla produzione industriale e dal turismo.

Congedo, capogruppo di FdI nella commissione Finanze della Camera, ha affermato che il quadro economico dimostrerebbe la necessità di proseguire con investimenti produttivi, incentivi alle imprese e politiche per il rilancio industriale.

Il parlamentare ha comunque riconosciuto la presenza di criticità, a partire dalla distanza economica tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno.

Anche Gelmetti ha collegato le previsioni di Confcommercio alla capacità di tenuta del sistema produttivo italiano, sostenendo la necessità di continuare a investire in infrastrutture, politiche industriali e strumenti capaci di attrarre imprese e creare occupazione nel Sud.

Si tratta di una valutazione politica espressa dai due esponenti di Fratelli d’Italia, distinta dalle stime economiche contenute nel rapporto.

L’analisi di Confcommercio descrive infatti una ripresa distribuita in modo disomogeneo sul territorio.

La Lombardia dovrebbe registrare nel 2026 una crescita del PIL dell’1,2% e dei consumi dell’1,8%, mentre Basilicata e Calabria si fermerebbero a un aumento del PIL dello 0,6%.

Per i consumi, le previsioni sono pari allo 0,4% in Basilicata e allo 0,5% in Calabria.

Nel complesso, il Mezzogiorno dovrebbe crescere dello 0,8% sia per il PIL sia per i consumi, con risultati inferiori a quelli del Nord.

In diverse regioni meridionali, inoltre, la spesa delle famiglie rimarrebbe ancora al di sotto dei livelli registrati nel 2007.

Confcommercio individua quindi nella riduzione dei divari territoriali una delle principali condizioni per rendere la crescita più equilibrata e duratura.