Nel mese di febbraio 2026 Malta ha registrato un deficit commerciale di 209,4 milioni di euro, in miglioramento rispetto ai 225 milioni dello stesso mese del 2025. Il dato, pubblicato dal National Statistics Office maltese, racconta un’economia che continua a importare molto più di quanto esporti, ma con un divario in lieve riduzione. Le importazioni si sono attestate a 534,3 milioni di euro, mentre le esportazioni hanno raggiunto 324,8 milioni, entrambe in calo rispetto all’anno precedente.
Il quadro dei primi due mesi dell’anno conferma la stessa tendenza: tra gennaio e febbraio 2026 il deficit commerciale maltese è sceso a 380,3 milioni di euro, con un miglioramento di 167,1 milioni rispetto allo stesso periodo del 2025. A incidere soprattutto è stata la flessione delle importazioni, diminuite di 214,5 milioni, mentre le esportazioni sono calate di 47,3 milioni.
Per il pubblico italiano, il dato più significativo riguarda proprio l’Italia. Nei primi due mesi del 2026, le importazioni maltesi dall’Italia sono scese di 57,1 milioni di euro, il calo più marcato tra tutti i partner commerciali indicati dal report. Nonostante questa riduzione, l’Italia resta uno dei principali fornitori di Malta: tra gennaio e febbraio, l’isola ha importato merci italiane per 222,2 milioni di euro, più di qualsiasi altro singolo Paese europeo citato nelle tabelle.
Il rapporto commerciale tra i due Paesi rimane quindi molto forte, ma mostra un possibile rallentamento in alcuni comparti. A febbraio 2026, Malta ha importato dall’Italia beni per 104 milioni di euro, mentre ha esportato verso il mercato italiano prodotti per 19,5 milioni. Nei primi due mesi dell’anno, le esportazioni maltesi verso l’Italia sono state pari a 34,8 milioni, in aumento rispetto ai 26,9 milioni dello stesso periodo del 2025.
A pesare sul calo generale degli scambi maltesi sono stati soprattutto i carburanti, i prodotti chimici e alcune voci legate a transazioni e merci non classificate. Le importazioni di combustibili minerali, lubrificanti e materiali collegati sono diminuite sensibilmente, così come le esportazioni nello stesso settore. In controtendenza, però, si registra una crescita dell’export alimentare: un segnale interessante per un Paese come Malta, fortemente dipendente dall’estero per l’approvvigionamento di prodotti alimentari, ma sempre più inserito nelle rotte commerciali del Mediterraneo.
L’Unione Europea si conferma il principale spazio commerciale dell’isola: il 63,6% delle importazioni maltesi arriva dai Paesi UE, mentre il 38,7% delle esportazioni è diretto verso l’Unione. L’Asia mantiene un ruolo importante, con il 24% delle importazioni e l’11,8% delle esportazioni.
Per le imprese italiane, il dato va letto con attenzione. Il calo dell’import da Italia non indica necessariamente una perdita strutturale di centralità, ma segnala che il mercato maltese sta vivendo una fase di riassestamento, legata in particolare all’energia, ai macchinari, ai prodotti chimici e ai beni di consumo. Malta resta un mercato piccolo, ma strategico: vicino geograficamente, integrato nell’UE, dipendente dall’import e con una domanda costante di prodotti, tecnologie e servizi provenienti dall’estero.
In un momento in cui l’isola riduce il proprio deficit commerciale, l’Italia conserva una posizione di rilievo. La sfida per le aziende italiane sarà trasformare questa presenza storica in una relazione commerciale più diversificata, puntando su qualità, agroalimentare, tecnologia, arredamento, servizi e filiere ad alto valore aggiunto.