Uno yen debole è un problema per gli USA: il Giappone è il maggiore detentore straniero di Treasury USA.
Se di recente hai prenotato una vacanza a Tokyo, saprai che il Giappone è in saldo. Con lo yen vicino ai minimi storici sia contro l’euro sia contro il dollaro USA, la valuta debole ha alimentato un boom dei viaggi. Tuttavia, il calo prolungato ha innescato serie tensioni a Tokyo, spingendo i rendimenti giapponesi a livelli non visti da tre decenni.
A fine luglio la situazione è diventata così tesa da innescare un evento raro. Il Tesoro statunitense e il Ministero delle Finanze giapponese hanno eseguito un intervento coordinato sul mercato a sostegno della valuta. Il messaggio ai mercati globali è stato chiaro: Washington e Tokyo concordano su un punto, ovvero che il calo dello yen è andato troppo oltre, minacciando la stabilità finanziaria globale.
Per capire la debolezza dello yen occorre guardare a uno dei principali motori dei mercati valutari globali: i differenziali dei tassi di interesse. Fino al 2025, con i Treasury USA a 10 anni che rendevano oltre il 4% mentre i titoli giapponesi a 10 anni rendevano appena l’1%, gli investitori si sono naturalmente orientati verso il dollaro. Questo differenziale ha alimentato il noto “carry trade”.
Gli investitori prendevano a prestito denaro a basso costo in Giappone, vendevano quello yen e acquistavano asset esteri a rendimento più alto. La pressione di vendita continua ha spinto lo yen al ribasso anno dopo anno.
Da una prospettiva fondamentale, lo yen appare sottovalutato: la parità di potere d’acquisto, ovvero il tasso di cambio che elimina le differenze nei livelli dei prezzi tra paesi, suggerisce un valore equo intorno a ¥97 per dollaro USA a fine 2025.
Tuttavia, diversi fattori contrastanti aggiungono complessità. Da un lato, il Giappone sta attraversando una rivoluzione nella corporate governance. Per anni le aziende giapponesi hanno avuto una cattiva reputazione per aver accumulato liquidità ignorando gli azionisti di minoranza. Le recenti riforme hanno modificato il quadro di riferimento, con un aumento record dell’attivismo degli azionisti e portando la quota di proprietà straniera oltre un terzo del mercato azionario giapponese. Dall’altro lato, politiche fiscali espansive hanno alimentato i timori per un peggioramento delle prospettive di bilancio.
Uno yen debole è un problema per gli USA: il Giappone è il maggiore detentore straniero di Treasury USA. Se lo yen continuerà a indebolirsi, il Giappone sarà sempre più sotto pressione per difendere la propria valuta vendendo asset in dollari e acquistando yen, con effetti sui rendimenti dei titoli di Stato USA. Washington non vuole assolutamente che uno dei suoi maggiori creditori esteri diventi un “venditore forzato” di Treasury USA.
Ma perché gli investitori maltesi dovrebbero preoccuparsi?
Decenni di investimenti giapponesi all’estero significano che i capitali che rientrano in patria possono scuotere i mercati globali. Lo abbiamo visto brevemente durante lo smobilizzo del carry trade dell’agosto 2024, che ha innescato una forte flessione del Nasdaq. Anche l’Europa non è immune: secondo quanto riferito, gli investitori giapponesi hanno venduto obbligazioni francesi di recente, aumentando la pressione sui rendimenti dell’area euro. Non si tratta solo di una “storia giapponese”.
Uno yen debole crea anche problemi interni: il Giappone importa quasi tutto il petrolio, il gas e il cibo, e una valuta debole costringe il paese a pagare prezzi gonfiati. Questa “inflazione importata” sta erodendo il potere d’acquisto dei consumatori giapponesi.
Fonte: Bloomberg
La Banca del Giappone (BOJ) sta reagendo. Ha alzato i tassi d’interesse uscendo dal territorio negativo, portando gradualmente il tasso di riferimento all’1,25%. Lentamente, il divario dei tassi tra il Giappone e l’Occidente si sta riducendo.
Con le banche centrali che intervengono e i tassi in aumento, sono create le condizioni per una stabilizzazione o persino per un apprezzamento duraturo dello yen?
Possibile, ma non così in fretta. Prevedere una ripresa duratura dello yen resta incerto. Il recente metodo per prevedere il cambio, basato quasi interamente sul monitoraggio dei differenziali dei tassi d’interesse, si è indebolito. Il grafico (sopra) mostra come l’influenza dei differenziali dei tassi sulla coppia di valute si sia deteriorata:
Osservando il grafico si capisce quanto sia cambiato il quadro di riferimento. Durante lo shock inflazionistico post-pandemia, la Fed ha alzato aggressivamente i tassi per combattere l’inflazione, mentre il Giappone è rimasto fermo. Il crescente differenziale di tasso ha agito come pura gravità, trascinando lo yen in una tendenza al ribasso duratura.
Eppure, da metà 2025 si è manifestata un’anomalia curiosa: anche se il divario dei rendimenti si è notevolmente ridotto, lo yen si rifiuta ostinatamente di recuperare.
L’intervento coordinato di USA e Giappone può aver fissato un livello minimo per la valuta, ma non ha necessariamente sconfitto le forze di mercato sottostanti più ampie.
Allo stato attuale, lo yen sembra dipendere sempre più dalle prospettive fiscali del Giappone, lasciando la valuta e i mercati globali intrappolati tra una BOJ restrittiva e le politiche espansive del primo ministro Sanae Takaichi.
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Marco Fassina è analista di ricerca e gestore di portafogli discrezionali presso Curmi & Partners Ltd.
Fonte: Times of Malta: https://timesofmalta.com/article/japan-story-stable-yen-matters-globally.1135669
Immagine generata con AI – Gazzetta di Malta