Gli economisti Gilmour Camilleri e Moira Catania.
Due esperti del Fiscal Advisory Council hanno accuratamente evitato di definire l’attuale situazione economica – e in particolare il nostro modello economico – una crisi.
Ma siamo onesti: la bassa produttività compariva già nel rapporto annuale 2025 del consiglio e in altri documenti e, ora – mesi dopo – ha dominato un’intervista con Times of Malta. Forse non sarà una crisi, ma sta certamente preoccupando abbastanza il consiglio da spingerlo a esplicitare le conseguenze indesiderate.
Uno dei rapporti pubblicati dal consiglio aveva già avvertito che Malta mancava gli obiettivi di investimento per 200 milioni di euro all’anno, nonostante una spesa per investimenti prevista di 900 milioni di euro.
Il consiglio lo ha detto nel modo più chiaro possibile, ma proviamo a esprimerlo con parole nostre: non date per scontato che non arriveranno mai giorni di pioggia; assicuratevi che la spesa non sia rivolta a misure populiste, ma che venga effettuata con saggezza; e pianificate sul lungo periodo.
Cosa gioca a favore di Malta? Gli economisti hanno riconosciuto che molte cose lo fanno: il turismo è meno stagionale; la manifattura si è spostata più in alto nella catena del valore; e il reddito pro capite è raddoppiato in termini reali in 20 anni. Ma la sostanza rimane: essi vedono ancora nella produttività il singolo rischio più grande per l’economia maltese.
Il rischio consiste tutto nel valutare l’imprevisto: cosa potrebbe andare storto, cosa potrebbe emergere dall’esterno.
Proprio come il COVID ha fermato di colpo il turismo, Malta deve essere consapevole che le cose potrebbero deragliare inaspettatamente, talvolta per fattori esterni al di fuori del nostro controllo. Si pensi allo Stretto di Hormuz: chi avrebbe potuto prevedere, a gennaio, che la sconsiderata guerra di Trump e Netanyahu contro l’Iran avrebbe potuto causare tanto sconvolgimento. Gli economisti, Gilmour Camilleri e Moira Catania, hanno ora chiarito ancora meglio il pericolo di ignorare il lato negativo della produttività: Malta potrebbe uscire fuori mercato rispetto ai paesi da cui dipende.
«I salari crescono più velocemente della produzione dei lavoratori e il costo del lavoro è destinato a superare quello dei paesi concorrenti» è probabilmente l’avvertimento più duro che il consiglio possa lanciare. Ma l’avvertimento è lì, sotto gli occhi di tutti.
Cosa ha causato tutto questo?
Molti fattori, non ultimo la dipendenza dalla manodopera importata, che ha già prodotto una crescita demografica che preoccupa molti osservatori.
Una dichiarazione spicca su tutte: «Prima della pandemia, i costi del lavoro a Malta erano sostanzialmente in linea con quelli dei concorrenti», mentre le proiezioni indicano ora che stanno superando quelli delle nostre controparti. Camilleri ha spiegato che se la retribuzione di un lavoratore cresce più rapidamente del valore di ciò che produce, tutto quanto viene fatto a Malta diventa più costoso rispetto a quello di altri paesi in cui le due cose sono collegate.
L’intervista sul Times of Malta stabilisce una verità inconfutabile: un’economia può crescere solo in tre modi: più persone che lavorano, orari più lunghi, o ciascun lavoratore che produce di più. E la realtà è che Malta ha fatto affidamento sul primo, un aspetto che la politica sulla migrazione della manodopera potrebbe affrontare – ma il «potrebbe» è tutt’altro che rassicurante in un paese che prevede di aggiungere 14.000 persone ogni anno per mantenere il proprio obiettivo di crescita del 4%.
È questo che la gente vuole? Abbiamo bisogno di superare i nostri concorrenti in termini di crescita economica misurata dal prodotto interno lordo? Che fine ha fatto il benessere? Che fine ha fatto l’idea di accompagnare la crescita demografica con investimenti nelle infrastrutture – inclusi servizi essenziali come energia, fognature, polizia, sanità, istruzione?
Camilleri ha detto di non poter stimare la capacità di carico dell’isola, ma il messaggio è chiaro: il paese deve fare meno affidamento sull’aggiunta di persone e più sugli investimenti in competenze, tecnologia e infrastrutture.
E sì, questo farà male.
Ci siamo talmente abituati a veder affluire i profitti, che ci permettono di comprare «barche e auto», da trascurare la necessità di reinvestire parte di quel denaro per il futuro, sia che si parli di imprese sia di governo.
Non c’è altra via.
Fonte: Times of Malta: https://timesofmalta.com/article/editorial-malta-economic-model-needs-rethink.1133302
Credit foto di copertina: Matthew Mirabelli