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Malta

Siġġiewi tra fede e scandali: il mistero della cappella perduta

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La cappella di Tal-Providenza, nei limiti di Siġġiewi, emerge da una storia intrisa di scandali, misteri e devozione estrema, dove fede e trasgressione si intrecciano in un racconto che lascia senza fiato. Nel febbraio del 1575, Mgr Pietro Dusina fece il suo ingresso nel villaggio di Siġġiewi (Sigeu, Sigeui), accompagnato da Don Antonio Bartolo e dal frate domenicano Damiano Taliana, trovando una comunità già radicata nella storia — il nome Siġġiewi era infatti registrato sin dal 1413.

Ad accoglierli fu il parroco Fr Jacobus Calleja, che li guidò tra le vie del villaggio. Ma dietro quell’apparente normalità si nascondeva una figura controversa: Calleja (1522-1587), kappillan di Siġġiewi, nativo del luogo, era forse l’ecclesiastico più turbolento di un’epoca già segnata da tensioni e intrighi.

Durante il suo incarico a Birkirkara, si scontrò ripetutamente per questioni di denaro con il parroco Dun Giovanni Matteo Camilleri, il quale nell’agosto del 1557 venne trovato assassinato in un pozzo accanto alla chiesa parrocchiale. I familiari della vittima accusarono apertamente e con forza Don Jacobus di essere l’assassino.

Trasferito a Żebbuġ, Calleja si guadagnò una reputazione di arroganza. Si pavoneggiava ostentando una vistosa catena d’oro al collo. Pietro Pace lo accusò pubblicamente di convivere con una concubina, che fu costretta a fuggire in Sicilia per partorire il figlio. Pace finì esiliato a Gozo e multato di 150 scudi per presunta diffamazione, ma le voci non fecero che intensificarsi. Nel 1574, Vincenzo Ciantar lo schernì per aggirarsi di notte per le strade vestito da donna.

Dopo la visita, Dusina redasse un rapporto lungo e dettagliato sulla piccola comunità e le sue aree satellite — Casal Sciluch, Hal Chibir e Hal Coder (ma Hal Qdieri). Contò 220 case nel villaggio principale e 56 nei casali circostanti, lasciando però in bianco il numero degli abitanti. Ciò che lo colpì fu la straordinaria longevità: diversi abitanti superavano i cento anni, e uno di 108 anni camminava ancora, seppur barcollante.

Oltre alla chiesa parrocchiale di St Nicholas, Dusina elencò e descrisse circa 30 altre chiese a Siġġiewi, con le loro devozioni e confraternite. Una concentrazione così sorprendente di edifici sacri in un’area tanto piccola resta ancora oggi senza spiegazione. Dusina, esperto in terminologia ecclesiastica, le definì sempre ecclesias, cioè chiese, e non cappelle o oratori.

Questa incredibile densità di luoghi sacri non è mai stata realmente studiata o chiarita.

È vero però che molte di queste chiese erano in condizioni precarie: alcune prive di porte, pavimenti, arredi liturgici essenziali o fonti di reddito. Dusina ordinò che diverse venissero sconsacrate.

Le suppliche (petizioni) rappresentano una fonte preziosa per la microstoria di Malta. Tuttavia, nel caso di Siġġiewi, tra il 1603 — quando iniziarono a essere raccolte — e il 1798, fine del dominio dell’Ordine, ne emergono sorprendentemente poche.

Un altro ostacolo significativo è la loro leggibilità: pur essendo per lo più scritte in italiano, la grafia è spesso estremamente difficile da decifrare.

Nemmeno Siġġiewi sfuggì a episodi di stregoneria. Nel 1599, Margherita Psaila era convinta di essere posseduta da spiriti maligni introdotti nel suo corpo da una schiava nera, Joanna, su istigazione di Agatha, figlia di ghergem. Entrambe, secondo il racconto, avevano ottenuto poteri oscuri vendendo l’anima a Satana. Due esorcisti confermarono la possessione.

La prima supplica mai registrata da Siġġiewi fu presentata da una donna: Dominica DeManuele, che si definiva genitrice e povera donna che non ha casa da poter habitare. Nel settembre 1603 implorò Alof de Wignacourt affinché una casetta nel villaggio fosse riconosciuta come sua proprietà.

Dodici anni dopo, Luca Zahra raccontò una storia drammatica: aver fornito doti a tre figlie lo aveva ridotto in miseria, insieme alla moglie e agli altri quattro figli. Chiese l’assegnazione di un terreno pubblico.

Nel 1617, Caterina Buttigieg, 52 anni, sposata, si ritrovò coinvolta in una relazione passionale con un uomo molto più giovane. Quando scoprì che lui stava per sposarsi, perse il controllo e si rivolse a una chiromante zingara. Questo la portò davanti all’Inquisizione, accusata di stregoneria.

Nel 1633, Francesco Camilleri ricordò ad Antoine de Paule di aver servito per dieci anni nella falconeria dell’Ordine, viaggiando persino in Francia per consegnare falchi a Louis XIV. Chiese una pensione simile a quella del guardiano del Manderaggio. Curiosamente, oggi l’unica falconeria moderna di Malta si trova proprio a Siġġiewi.

Nel 1681, Francesco Vassallo informò Gregorio Caraffa che Mario Mamo, alfiere dell’infanteria locale, aveva ormai 65 anni, proponendosi come suo successore, promettendo di servire “con piena soddisfazione del pubblico”.

Gli abitanti godevano di una longevità eccezionale, con molti che raggiungevano il secolo di vita.

La famiglia Mamo era evidentemente influente: già nel 1601, Benedetto Mamo, definito Onorevole, segnalò all’Inquisitore che la nipote Catherinella desiderava entrare in convento, ma il padre si opponeva fermamente.

Nel 1727, Mastru Salvo Zimech, carpentiere (fabrilignaio), presentò due suppliche consecutive a Manoel de Vilhena. Era stato ingiustamente condannato a pagare cinque scudi per una pena mai formalmente inflittagli. Chiese giustizia dalla prigione della Castellania, citando come testimoni due figure di alto rango: Balis Chenau e Chabrillian.

Poco dopo, tornò a supplicare: aveva già dato metà dei suoi beni come dote alla figlia e viveva in estrema povertà, eppure continuava a essere perseguitato. Implorò l’intervento del principe.

L’ultima supplica individuata risale al 1788: Nicolò Azzopardi chiese al principe Emmanuel de Rohan il permesso di redigere contratti al posto di due notai ufficiali, Michel Angelo Saliba e Vincenzo Castiglion(e). Questo fenomeno — la sostituzione di professionisti qualificati con non professionisti — era sempre più diffuso negli ultimi anni del dominio dell’Ordine.

Ringraziamenti

Un sentito grazie a Carmel Cassar, Jeremy Debono, Marco Farrugia e Theresa Vella per il loro prezioso supporto.

Foto: [Archivio Times Of Malta]
Video: [Archivio Times Of Malta]

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