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Pembroke, “oggi muoio”: la frase tradotta da Google prima del tentato omicidio

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L’uomo avrebbe tentato di uccidere i suoi figli in una stanza abbandonata a White Rocks.

L’uomo accusato di aver tentato di uccidere i suoi due figli aveva usato una funzione di Google per tradurre “oggi muoio, non ce la faccio più, grazie a [nome della madre dei bambini]”, il giorno in cui ha tentato di ucciderli a Pembroke.

Questa informazione è emersa tra i dati recuperati dal telefono dell’accusato, presentati in tribunale lunedì nell’ambito della testimonianza di un agente di polizia incaricato di analizzare i dati estratti dal cellulare dell’accusato.

L’agente ha dichiarato al tribunale che vi era un grande volume di chiamate telefoniche e scambi di messaggi con la madre dei bambini, con il fratello dell’accusato e con un amico di quest’ultimo. L’accusato aveva anche scaricato da Facebook una citazione in italiano che diceva: “Quando morirò, non piangete per me e non portatemi fiori perché non potrò vedervi né sentirvi”.

L’agente stava testimoniando nella fase istruttoria che prosegue lunedì mattina contro il padre siciliano di 49 anni, accusato di tentato omicidio volontario dei suoi due figli il 7 marzo, in una stanza abbandonata nel complesso di White Rocks a Pembroke.

L’uomo, il cui nome non può essere pubblicato per ordine del tribunale, si è dichiarato non colpevole di tutti i capi d’accusa a suo carico.

Un agente della Squadra Omicidi ha testimoniato che l’8 marzo intorno alle 00.30, è stato informato dall’ispettore Kurt Zahra di un incidente avvenuto il 7 marzo relativo a un tentato omicidio di un minore.

Arrivato a White Rocks, la zona è stata isolata, e gli agenti lo hanno informato che la persona ricercata era un uomo.

Sono iniziate le ricerche nell’area di White Rocks, mentre l’agente ha iniziato a chiamare i centri sanitari e l’ospedale per verificare se un uomo con quel nome fosse stato ricoverato.

È stato successivamente informato che il sospetto era stato arrestato, e gli sono stati forniti i dati estratti dal cellulare per l’analisi.

L’analisi ha rivelato una conversazione con la madre dei bambini, che aveva cercato di contattare i figli.

Le ha inviato un messaggio dicendo: “non c’è più bisogno di controllare i bambini”, seguito da diversi video.

Il tribunale è stato inoltre informato di un alto volume di chiamate telefoniche tra l’accusato e la madre il 7 marzo prima del presunto incidente.

Ulteriori analisi hanno svelato diverse conversazioni, inclusa una con il figlio il 7 marzo alle 17.00, in cui gli ha inviato un messaggio vocale in italiano dicendo: “Sono fuori, puoi uscire”.

C’è stata anche una conversazione con un amico dell’accusato alle 21.00, nel tentativo di contattarlo su WhatsApp tramite un messaggio vocale.

In un’altra conversazione con il fratello, gli ha inviato un messaggio dicendo: “rispondi alle chiamate e vieni sul posto”.

In una conversazione successiva, dopo diverse chiamate, ha scritto “so che sei online, rispondimi”, e in un altro messaggio dell’8 marzo alle 14.38, ha detto al fratello che “i bambini stanno bene”.

L’agente di polizia ha recuperato i video inviati alla madre, così come una foto salvata da Facebook con il testo “Quando morirò, non piangete per me e non portatemi fiori perché non potrò vedervi né sentirvi”.

Ha inoltre identificato una ricerca su Google Translate datata 7 marzo, in cui l’accusato aveva inserito il seguente testo in italiano: “Oggi muoio, non ce la faccio più, grazie a [nome della madre dei suoi figli]”.

Ragazza in stato di panico alla stazione di polizia di St Julian’s

Il magistrato Franco Agius ha ascoltato anche la testimonianza di un agente di servizio alla stazione di polizia di St. Julian’s.

L’agente ha raccontato che il 7 marzo, tornando alla stazione dopo un incarico al Luxol Ground, si è trovato davanti a una scena di agitazione con una donna e una giovane ragazza che parlavano con i suoi colleghi.

Gli hanno comunicato che la donna aveva trovato la ragazza sulla Coast Road, lungo la salita di White Rocks.

La ragazza era in stato di panico e indossava abiti strappati.

L’agente ha cercato di parlare con la ragazza, ma lei non era in condizione di rispondere correttamente. Gli ha detto che suo fratello era morto perché il padre lo aveva ucciso.

Poco dopo, la madre è arrivata alla stazione ed è stata portata nell’ufficio del sergente, dove ha ricevuto una videochiamata dal marito, l’accusato.

Si sentiva il rumore del mare in sottofondo mentre le diceva: “tieni la bambina. Il ragazzo è con Dio”.

L’agente le ha consigliato di chiedergli di fornire la sua posizione, e il padre ha indicato di trovarsi a Baħar iċ-Ċagħaq prima di terminare la chiamata.

Ha cercato di richiamarlo, ma le chiamate sono rimaste senza risposta.

I colleghi sono stati inviati immediatamente nella zona indicata dalla bambina, mentre l’agente che stava testimoniando è rimasto alla stazione per elaborare la richiesta di localizzazione del cellulare.

L’accusa è guidata dall’ispettore Kurt Zahra, assistito dagli avvocati Etienne Savona, Kaylie Bonett e Anthony Vella.

L’accusato è rappresentato dagli avvocati Gianella De Marco, Charles Mercieca e Conrad Borg Manche.

Gli avvocati Maxilene Pace e Charmaine Cherrett sono comparsi come parte civile.

Fonte: Times of Malta: https://timesofmalta.com/article/today-die-google-translate-entries-emerge-attempted-murder-case.1135458

Credit foto di copertina: Chris Sant Fournier

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