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Malta

Malta soldato del video virale perde la battaglia in tribunale

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Godwin Schembri, nella foto piccola, era stato congedato dall’AFM dopo che un video in cui prendeva in giro l’esercito era diventato virale.

Un soldato dell’Armed Forces of Malta (AFM), finito al centro di una bufera mediatica per un video sarcastico su un cancello appena installato, ha visto crollare definitivamente il suo tentativo di ottenere un risarcimento milionando contro l’esercito. Il tribunale civile ha infatti respinto tutte le sue richieste, confermando che il licenziamento era pienamente legittimo.

Nella sentenza pronunciata martedì, il giudice Francesco Depasquale ha stabilito che la decisione di congedare Godwin Schembri non era legata esclusivamente al famoso video diventato virale, ma soprattutto a una lunga serie di problemi disciplinari e precedenti penali accumulati nel corso della sua carriera militare.

Schembri aveva trascinato l’esercito in tribunale sostenendo che il suo licenziamento fosse “ingiusto” ed “esagerato”, chiedendo che la decisione venisse annullata e pretendendo anche un risarcimento danni.

Ma il tribunale ha concluso che la decisione presa dal suo ex superiore “era giusta e tempestiva”.

Un cancello e il video che fece esplodere il caso

L’episodio risale al novembre 2018, quando Schembri venne filmato da un collega mentre guidava un veicolo militare presso i poligoni di Pembroke. Nel filmato, il soldato criticava in tono sarcastico e scherzoso un cancello appena installato, insinuando che fosse uno spreco di denaro dato che chiunque avrebbe potuto semplicemente aggirarlo a piedi.

Schembri spiegò che il video era stato creato solo per far ridere i colleghi e che era stato condiviso esclusivamente all’interno di una chat privata. Tuttavia, le immagini finirono rapidamente online, comparendo su YouTube e Facebook. Il militare denunciò persino la fuga del video alla polizia, sostenendo che il contenuto stesse circolando senza la sua autorizzazione né il suo consenso.

Inizialmente, dopo aver ammesso accuse legate all’uso di linguaggio volgare e alla guida pericolosa, Schembri era stato punito dal suo comandante, il tenente colonnello Edric Zahra, con cinque turni extra di guardia e un richiamo ufficiale.

Ma appena due giorni dopo, il soldato venne convocato dall’allora comandante dell’AFM, il brigadiere Jeffrey Curmi, che decise di espellerlo definitivamente dall’esercito.

Fu a quel punto che Schembri portò il caso in tribunale, sostenendo che il suo licenziamento fosse “illegale” e “discriminatorio”. Secondo lui, era stato punito due volte per lo stesso episodio e il suo allontanamento violava i suoi diritti fondamentali.

Il militare ribadì di aver voluto soltanto scherzare con i colleghi e di non aver mai avuto l’intenzione di danneggiare l’immagine dell’esercito o diffondere pubblicamente il filmato. Sottolineò inoltre che, nonostante altri colleghi avessero condiviso il video, soltanto lui era stato licenziato.

Una lunga scia di cattiva condotta

Il tribunale, però, non ha accolto la versione di Schembri. Le prove presentate durante il processo hanno mostrato che la decisione del brigadiere Curmi non rappresentava una revisione della precedente sanzione disciplinare, bensì un’azione amministrativa separata presa “nell’interesse del servizio”, misura che il comandante dell’esercito può adottare quando lo ritiene opportuno.

Curmi ha testimoniato che il licenziamento era basato sull’intera carriera militare di Schembri, caratterizzata da numerose infrazioni militari, condanne penali e tre richiami ufficiali nei quali gli era stato chiaramente detto che il suo posto di lavoro era a rischio se il suo comportamento non fosse migliorato.

Il tribunale ha riconosciuto che Schembri possedeva ottime capacità come istruttore di addestramento ed era in grado di svolgere molto bene i compiti assegnati, ma ha anche evidenziato il suo palese disprezzo per il senso di disciplina che costituisce il fondamento di qualsiasi forza armata.

“La decisione di Curmi non era basata soltanto sull’episodio del video, ma su una serie di problemi comportamentali e disciplinari accumulati durante la carriera del soldato nell’AFM”, ha concluso il giudice.

Il magistrato ha inoltre sottolineato che il licenziamento era sia “giusto che legale”, rientrando pienamente nei poteri del comandante di interrompere il servizio di un soldato quando ciò viene ritenuto nell’interesse delle forze armate.

Secondo il giudice, era “chiaro ed evidente che, nonostante al ricorrente fossero state concesse numerose opportunità per correggere il proprio comportamento, egli non aveva imparato la lezione e continuava a commettere errori”.

Di conseguenza, il tribunale ha respinto tutte le richieste di Schembri, inclusa quella di dichiarare nullo il licenziamento e ottenere un risarcimento danni.

Foto: Facebook/Godwin Schembri

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