Un giovane di 27 anni è finito al centro di un caso giudiziario esplosivo: le autorità del Regno Unito hanno chiesto la sua estradizione per accuse gravissime, ma lui ha rifiutato categoricamente di consegnarsi. L’uomo è Liam Kieran Schembri McElhatton, ricercato a Belfast, Irlanda del Nord, per sei capi d’imputazione di aggressione, due di stupro e uno di lesioni personali gravi inflitte a un parente che all’epoca era minorenne.
Un colpo di scena ancora più inquietante riguarda la madre del sospettato: anche lei, appena la scorsa settimana, è stata trascinata in tribunale con l’accusa di aver aggredito e procurato lesioni al proprio figlio. Non ha dato il consenso all’estradizione ed è ora in carcere, dopo che le è stata negata la libertà su cauzione.
Schembri McElhatton è stato arrestato in base a un Mandato di Arresto Europeo emesso nell’ambito del Trade and Cooperation Agreement (TACA).
In aula, l’ispettore Robinson Mifsud ha ricostruito come l’uomo sia stato individuato e poi fermato. Ha confermato che il ricercato è destinato a un processo nel Regno Unito e non a scontare una pena già stabilita, rispondendo così a una domanda del difensore Matthew Xuereb.
L’avvocata Maria Zerafa Le Gros, in rappresentanza della Central Authority – cioè l’Avvocatura Generale nei procedimenti di estradizione – ha presentato la documentazione ufficiale relativa alla richiesta. Il tribunale ha quindi dichiarato che l’imputato in aula corrispondeva effettivamente alla persona ricercata.
L’avvocato Xuereb ha chiesto la concessione della libertà provvisoria, sostenendo che il giovane fosse stato arrestato al suo indirizzo ufficiale di residenza, che lavorasse regolarmente e che, non essendo ancora iniziato il processo, vigeva per lui la presunzione d’innocenza. Inoltre, ha aggiunto che il suo assistito soffre di problemi di salute.
La procura si è opposta con fermezza, sottolineando la gravità delle accuse e il fatto che i reati fossero stati commessi contro un familiare. Il giudice ha respinto la richiesta di libertà provvisoria, rilevando il rischio concreto di inquinamento delle prove proprio perché le presunte violenze riguardano un parente.
Il tribunale ha quindi illustrato a Schembri McElhatton la natura dei reati contestati e le conseguenze di un eventuale consenso all’estradizione, chiarendo che, una volta dato, non sarebbe stato possibile revocarlo: l’uomo sarebbe stato consegnato alle autorità britanniche per affrontare un processo penale. Ma lui ha ribadito il suo rifiuto.
L’avvocato Axl Camilleri ha chiesto il divieto di pubblicare il nome del suo cliente, dato che le accuse riguardavano presunti abusi sessuali su un minore parente. Il tribunale ha però respinto la richiesta.
A presiedere i procedimenti di estradizione è stato il magistrato Antoine Agius Bonnici. Per la Central Authority sono comparsi in aula le avvocate Maria Zerafa Le Gros e Stephanie Harris, assistite dall’ispettore Robinson Mifsud. Gli avvocati Matthew Xuereb e Axl Camilleri hanno difeso l’imputato.
Foto: Matthew Mirabelli