L’ex deputato Jason Azzopardi ricevette una bustina di cocaina nel febbraio 2019.
Foto d’archivio: Chris Sant Fournier
Una sconvolgente inchiesta magistrale, conclusa già nel 2019 ma resa pubblica solo questa settimana, ha confermato che la misteriosa bustina inviata all’ex deputato Jason Azzopardi conteneva davvero cocaina.
Nonostante l’indagine fosse stata chiusa oltre sei anni fa, Azzopardi ha rivelato di essere stato informato dei risultati soltanto giovedì scorso.
L’incredibile vicenda risale ai primi mesi del 2019, quando Azzopardi — allora deputato del PN — ritirò una busta a lui indirizzata presso la reception della sede del partito.
L’involucro, apparentemente spedito dalla Germania, conteneva una bustina di polvere bianca.
Insospettito e temendo si trattasse di cocaina, Azzopardi si rivolse immediatamente alla polizia e chiese l’apertura di un’inchiesta magistrale.
L’indagine, affidata alla magistrata Audrey Demicoli, fu avviata con urgenza e si concluse nel luglio 2019, appena cinque mesi dopo l’episodio.
L’inchiesta confermò che la busta conteneva poco più di mezzo grammo di cocaina. Quando gli fu chiesto se avesse un sospetto sull’identità del mittente, Azzopardi dichiarò di non avere “alcun sospetto”, come riportato nei verbali.
La magistrata decise di chiudere l’inchiesta, invitando tuttavia la polizia a proseguire le indagini.
Azzopardi, però, venne a conoscenza delle conclusioni soltanto giovedì scorso, dopo aver richiesto personalmente un aggiornamento sul caso.
Scrivendo su Facebook la mattina successiva, l’ex deputato denunciò che il commissario di polizia non lo aveva mai convocato in sei anni per chiedergli se avesse sospetti su chi potesse aver inviato la busta.
Azzopardi aggiunse: “Se me lo avessero chiesto, avrei risposto: sì. Perché tutti sappiamo cosa stava accadendo dietro le quinte in quel periodo.”
Nello stesso periodo, altri tre esponenti del Partito Nazionalista ricevettero pacchi contenenti presunta cocaina.
L’ex leader dell’opposizione Simon Busuttil, l’eurodeputato David Casa e il deputato Karol Aquilina ricevettero anch’essi bustine sospette per posta, in quello che sostengono sia stato un tentativo di metterli a tacere.
Aquilina denunciò di essere stato incastrato da persone coinvolte nell’assassinio della giornalista Daphne Caruana Galizia, nel tentativo di impedirgli di parlare.
Foto: Chris Sant Fournier