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Attualità

La risposta UE alla crisi migranti

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Dopo le innumerevoli discussioni tornate alla ribalta in tempi recenti in ambito Europeo sul tema dei migranti pochi giorni fa, la commissaria europea per gli affari interni Ylva Johansson ha mostrato la linea di risposta all’emergenza che ha suscitato parecchie tensioni fra gli stati costieri tra cui, protagonista dei toni più accesi è stata l’Italia di Giorgia Meloni la quale, non le ha mandate a dire al presidente francese Macron il quale attaccando l’Italia di non curarsi del problema migranti ha egli stesso ordinato alla Gendarmerie di non consentire l’accesso ai migranti che volevano varcare il confine per entrare in Francia.

Il piano d’azione proposto si concentra sugli arrivi della rotta Mediterranea dalla quale sono giunte 90.000 migranti circa il 50% in più rispetto l’anno precedente; adesso vediamo più in dettaglio cosa prevede il piano:

– Stanziamento di 580 milioni per stipulare accordi bilaterali con paesi da cui i migranti intraprendono il loro viaggio, Tunisia, Libia, Egitto nei quali si dovrà procedere ad un innalzamento dei controlli alle frontiere. Si tenta inoltre di porre in essere misure idonee a fronteggiare in maniera efficace la tratta di essere umani e consolidare la cooperazione con il Niger al fine di tentare di fermare le persone durante il viaggio. Infine il piano intende favorire gli accordi di riammissione dei migranti in paesi terzi non di origine e incentivare i rimpatri.

– Viene rimesso in gioco il principio di solidarietà dell’UE, a tal proposito il piano prevede un miglioramento del sistema della ricollocazione dei migranti.

– Sulla scorta della crisi della Ong Ocean Vikings si cerca di creare un maggiore coordinamento nel soccorso in mare tra i diversi paesi europei e si annuncia la volontà di modificare le regole del soccorso, in particolare per le navi umanitarie. Questa decisione ha inevitabilmente creato forte critiche da parte dei giuristi che sostengono non si possa venire meno agli obblighi di soccorso stabiliti dal diritto internazionale, né scrivere regole specifiche valide solo per le navi delle ong.

Sul tema si è espresso il ministro Matteo Piantedosi il quale ha fatto notare che di fatto il provvedimento nulla dice sul codice di comportamento delle Ong che arbitrariamente fanno soccorso in mare.

La questione in sé come sappiamo è complessa poiché è visibile una profonda spaccatura d’opinioni; infatti si è ampiamente dibattuto sulla presenza delle navi delle Ong in mare poiché queste potrebbero incentivare le partenze dei migranti consci della loro presenza in mare. A tal proposito, dati alla mano questa ipotesi sembrerebbe essere sconfessata poiché il numero di persone soccorse nel 2022 dalle navi delle ong è inferiore rispetto al totale delle persone arrivate via mare. Su 90mila persone arrivate via mare nel 2022, infatti, solo 11 mila sono state soccorse dalle Ong. Inoltre Matteo Villa, ricercatore dell’ISPI ha comparato i dati relativi agli arrivi dalla Libia in epoca precedente a quella in cui vi era la presenza di navi delle ong. Nella sua analisi ha notato che dal 1° gennaio al 28 maggio del 2021, periodo in cui le navi non c’erano, in media sono partiti più migranti, circa 135 al giorno rispetto ai 125 quando erano presenti le navi.

Scongiurato dunque il tema secondo cui le Ong incentivino le partenze occorre ora operare una riflessione a livello Europeo, poiché pare di comprendere come la proposta dell’UE di fatto non è in grado di dare una vera risposta all’emergenza, né prova minimamente a superare gli ostacoli e difficoltà dei regolamenti di Dublino i quali hanno tentato invano di dare un reale aiuto agli stati costieri. Itali, Grecia, Malta, Spagna da anni sono stati abbandonati dall’Unione Europea la quale non è ancora stata in grado di creare un meccanismo di equa ridistribuzione fra gli stati membri in grado di alleviare non solo le esigenze dei migranti per offrire loro migliori condizioni di vita né tantomeno dare un reale supporto agli stati di prima accoglienza.

Si auspica ancora una volta che in breve tempo le pressioni che gli stati costieri stanno tentando di dare all’Unione Europea diano un reale impulso propositivo in grado di offrire una concreta proposta in merito la questione migranti.