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Attualità

Il presidente del CNEL: transizioni industriali, l’automotive è la filiera chiave

Il presidente del CNEL, in un editoriale su Il Sole 24 Ore, indica nell’automotive la filiera in cui le trasformazioni industriali si manifestano con la maggiore intensità e annuncia un percorso di analisi avviato dal CNEL.

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Il presidente del CNEL, in un editoriale pubblicato oggi su Il Sole 24 Ore, interviene sulle grandi transizioni industriali che stanno investendo le fabbriche italiane ed europee, indicando nell’automotive la filiera in cui queste trasformazioni si manifestano oggi con la maggiore intensità. Da qui parte un percorso di analisi avviato dal CNEL, il cui primo approfondimento uscirà con Il Sole 24 Ore i primi di settembre.

Il mondo industriale «cambia pelle sotto i nostri occhi, più in fretta di quanto siamo abituati a pensare». Il paradigma dei sistemi industriali come realtà stabili è saltato: le filiere diventano sempre più permeabili e interconnesse e anche le competenze superano i confini di un tempo, trovando sbocchi in settori diversi ma tecnologicamente vicini. Comprendere queste dinamiche è essenziale per non disperdere capitale umano e governare con efficacia le trasformazioni in corso.

Il presidente del CNEL evidenzia anche il mutamento della globalizzazione: alla ricerca dell’efficienza si affiancano esigenze di resilienza, sicurezza degli approvvigionamenti, controllo delle tecnologie strategiche e riduzione delle dipendenze esterne. Dimensione economica e geopolitica risultano sempre più intrecciate, in quella che definisce «l’era della geoeconomia». L’interdipendenza economica, per anni considerata fonte di stabilità e cooperazione, si manifesta oggi anche sotto forma di inedite vulnerabilità. In questo scenario, la manifattura «torna ad assumere una rilevanza che va oltre il suo contributo alla crescita», divenendo componente essenziale della resilienza dei sistemi produttivi, dell’innovazione e dell’autonomia strategica dei Paesi.

L’Europa si trova in una posizione peculiare: non dispone dell’integrazione tra capitale e innovazione tipica degli Stati Uniti né del modello di pianificazione strategica cinese, ma può contare su una consolidata tradizione manifatturiera, un grande mercato interno, una base industriale avanzata, un patrimonio scientifico di eccellenza ed elevati standard sociali e ambientali. La sfida è costruire una propria via alla competitività, coniugando innovazione, sostenibilità, coesione sociale e autonomia strategica.

In questo quadro torna centrale la politica industriale, non come ritorno al passato né come sostituzione del mercato, ma come capacità delle istituzioni di accompagnare trasformazioni rapide e complesse, evitando la dispersione di competenze, capitale umano e capacità produttive. Una politica industriale del XXI secolo che riguarda la costruzione di ecosistemi dell’innovazione, il rafforzamento delle filiere strategiche, l’incontro tra ricerca e impresa e lo sviluppo di competenze adeguate alle nuove tecnologie.

Foto: CNEL

Fonte: https://www.cnel.it/comunicazione-e-stampa/notizie/news/detail/2026/08/14/brunetta–le-transizioni-industriali-e-la-lezione-che-arriva-dall-automotive

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