“Il manifesto lanciato da Bologna dagli assessori alla Scuola di Bologna, Roma, Milano e Bergamo dice con chiarezza ciò che il governo finge di non vedere: l’inclusione non si costruisce con i tetti, ma con gli strumenti”. Lo afferma Irene Manzi, deputata e responsabile nazionale Scuola del Partito democratico, che indica tra gli strumenti “mediatori linguistici e culturali, corsi di italiano, classi meno numerose, personale adeguatamente retribuito”: è ciò che i Comuni chiedono da anni e che oggi finanziano con risorse proprie, “mentre dal governo arrivano solo slogan”.
Manzi punta il dito contro il decreto approvato in Consiglio dei ministri, del quale “non si conosce ancora il testo definitivo”, ma il cui messaggio, afferma, “è già arrivato ed è inaccettabile: a bambine e bambini con background migratorio, la maggior parte dei quali è nata in Italia, si dice che sono un problema per la scuola italiana”.
La deputata richiama la Costituzione: “La scuola è aperta a tutti (art. 34) e spetta alla Repubblica rimuovere gli ostacoli al pieno sviluppo della persona (art. 3). Una classe non si compone per quote, si sostiene con le risorse”.
Manzi ringrazia infine “le amministrazioni locali che lo hanno promosso”, auspicando che altre si aggiungano, e annuncia: “In Parlamento tradurremo le nostre proposte in emendamenti al decreto per favorire pienamente una scuola più inclusiva e democratica e per sostenere il lavoro che quotidianamente le scuole e le amministrazioni locali portano avanti in concreto e senza rincorrere la propaganda. Perché la scuola ha bisogno di fiducia e non di muri”.
Fonte: https://partitodemocratico.it/scuola-manzi-il-manifesto-dei-comuni-e-la-scuola-della-costituzione-il-governo-lo-recepisca/