Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) si chiude, ma il metodo che ha portato nella pubblica amministrazione deve diventare permanente. È il messaggio del presidente del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL), Renato Brunetta, che ha aperto i lavori della presentazione della Relazione sui servizi pubblici 2026, documento sui livelli e la qualità dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali a imprese e cittadini.
La Relazione, predisposta e inviata al Parlamento e al Governo, è prevista dall’articolo 10-bis della cosiddetta “Legge Mattarella” (n. 936/1986), che disciplina il funzionamento e le attribuzioni del CNEL, introdotta dalla riforma del lavoro pubblico del 2009 (n. 15/2009). Il documento viene trasmesso ogni anno a Parlamento e Governo e quest’anno coglie il passaggio dalla stagione straordinaria del Piano all’amministrazione ordinaria.
“Per cinque anni gli uffici pubblici hanno lavorato con il cronometro dei target e delle milestone in mano, una verifica ogni sei mesi, ogni rata europea legata a un risultato”, ha ricordato Brunetta. Chiuso il Piano, resta da capire se quella disciplina sopravviverà : “La risposta della Relazione è netta. Nella pubblica amministrazione il PNRR ha lasciato soprattutto un metodo, e quel metodo ha già cominciato a generare altre riforme”. Secondo Brunetta, il “metodo PNRR” deve diventare “un metodo permanente di amministrazione e di governo, oltre la durata dei singoli programmi e dei singoli esecutivi”. “Il PNRR si chiude. Il suo metodo deve restare. Target e milestone, appunto”, ha aggiunto.
Uno stress test superato dalla macchina pubblica e dalla politica
“Il PNRR è stato un grande stress test della capacità amministrativa del Paese. Cinque anni di ‘stress formativo’ hanno fatto bene alla macchina pubblica”, ha affermato Brunetta, secondo cui “la prova è stata superata”. La Corte dei conti ha rilevato un’attuazione in linea con gli impegni europei, e le stime richiamate nella Relazione attribuiscono al Piano circa un punto di prodotto interno lordo di crescita aggiuntiva all’anno tra il 2021 e il 2025.
La prova ha riguardato anche la politica: “Il PNRR è stato impostato dal governo Conte II, rivisto e avviato dal governo Draghi, modificato e portato a compimento dal governo Meloni. È forse l’eredità istituzionale più importante del Piano”.
Senza la riforma della macchina pubblica, collocata tra le riforme orizzontali del PNRR, “nessun investimento sarebbe arrivato a terra”, ha ricordato Brunetta, già ministro per la Pubblica amministrazione nel governo Draghi. Quella stagione si aprì nel marzo 2021 con il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale, firmato a Palazzo Chigi con le confederazioni sindacali, che riprendeva l’impianto del decreto legislativo n. 150 del 2009, legando obiettivi, misurazione, valutazione, trasparenza e premialità . “Un decreto dalla vita difficile, che dopo tante modifiche, osserva la Relazione, resta la disciplina di riferimento”. Le due stagioni si tengono nel Piano integrato di attività e organizzazione, che ha riunito in un solo documento i tanti piani di ogni ente, segnando il passaggio “da una logica di adempimento a una programmazione integrata”.
Concorsi più rapidi e crescita degli iscritti a inPA e Syllabus
Nella pubblica amministrazione il PNRR “ha agito come un modello generativo. Oggi un concorso si chiude in media in circa sei mesi, contro i due anni di prima”, ha sottolineato Brunetta. Il portale inPA conta 2,7 milioni di iscritti, più della metà sotto i quarant’anni. Syllabus, il programma per la formazione partito nel febbraio 2022, ha superato il milione di utenti.
Foto: CNEL
Fonte: https://www.cnel.it/comunicazione-e-stampa/notizie/news/detail/2026/10/14/brunetta–il-pnrr-si-chiude-ma-il-suo-metodo-deve-restare