Il nuovo robot rivoluzionario al Saint James, accanto al COO dell’ospedale Andrei Camenzuli.
Un intervento che sembra uscito da un film di fantascienza ha segnato una svolta storica: al Saint James Hospital è stata eseguita la prima chirurgia robotica nel settore privato, dopo un investimento colossale da 3,2 milioni di euro. Un paziente ha visto la propria prostata rimossa non da due mani umane, ma da quattro bracci robotici, guidati a distanza tramite un joystick da una cabina di controllo. Il risultato? Un successo clamoroso, con questa tecnica ormai considerata il vero “gold standard” per la prostatectomia.
Non si tratta di un caso isolato: l’ospedale ha già effettuato un secondo intervento di chirurgia generale utilizzando il sistema robotico Intuitive Da Vinci Xi, progettato per garantire precisione estrema, meno complicazioni e incisioni minime, traducendosi in tempi di recupero sorprendentemente rapidi.
Il Saint James Hospital aveva annunciato, al momento del lancio lo scorso dicembre, l’intenzione di eseguire tra tre e quattro interventi a settimana, per un totale di circa 170 operazioni nel primo anno.
Dopo il grande passaggio dalla chirurgia a cielo aperto alla laparoscopia, secondo Jean Claude Muscat, CEO e direttore del Saint James Hospital a Malta e in Ungheria, entro i prossimi 10 anni tutte le sale operatorie dell’ospedale potrebbero diventare completamente robotiche.
Il chief operations officer Andrei Camenzuli ha spiegato nel dettaglio come il chirurgo, durante la prima prostatectomia, abbia collegato il robot al paziente per emettere un laser capace di indicare con precisione la posizione dei quattro fori nell’addome.
Una procedura lunga e complessa, ha sottolineato, che richiede una perfetta padronanza della chirurgia robotica a distanza.
Il chirurgo resta centrale, ma opera da una cabina, manovrando il robot tramite joystick e monitor. Da lì dirige i bracci robotici, capaci di ruotare a 360 gradi—un vantaggio decisivo soprattutto nelle fasi di sutura—offrendo stabilità assoluta e zero tremori.
“Questo è meglio per un chirurgo, che ha solo due mani”, ha spiegato Camenzuli, evidenziando la flessibilità senza precedenti del sistema.
Tra i principali vantaggi, soprattutto negli interventi alla prostata, vi è una drastica riduzione delle complicazioni post-operatorie, come perdite urinarie, grazie alla precisione millimetrica e alla visione tridimensionale avanzata.
Definito dall’ospedale privato come “il robot tecnologicamente più sofisticato al mondo nel suo genere”, il sistema sarà utilizzato per interventi complessi addominali, operazioni oncologiche, oltre che in urologia, chirurgia bariatrica e ginecologica.
Gold standard
Camenzuli ha inoltre sottolineato che questa tecnologia è considerata il riferimento assoluto anche per il trattamento del cancro al pancreas.
Alla domanda se i pazienti fossero intimoriti dall’idea di essere operati da un robot, Camenzuli ha chiarito che è fondamentale spiegare bene i benefici. Alcuni pazienti, infatti, si recano già nel Regno Unito per sottoporsi a questo tipo di interventi.
Queste operazioni possono essere eseguite anche con tecniche tradizionali o laparoscopiche, ma la chirurgia robotica rappresenta il prossimo grande salto in avanti.
I chirurghi formati localmente avrebbero dovuto iniziare a utilizzare la macchina a partire da gennaio, con l’obiettivo di ampliare la formazione e rendere la chirurgia robotica il nuovo standard negli ospedali del gruppo.
Il primo intervento alla prostata, durato tre ore, è stato eseguito dall’urologo italiano Prof. Antonio Carbone, mentre il secondo è stato affidato al chirurgo generale Charles Cini.
Camenzuli ha sottolineato che i chirurghi devono riqualificarsi per utilizzare queste tecnologie, definendo il processo una “learning curve”, che richiede supporto e formazione intensiva.
Attualmente, l’esperienza è ancora limitata: a Malta ci sono tre chirurghi generali e un urologo formati nella chirurgia robotica, supportati da specialisti stranieri. Secondo Camenzuli, è fondamentale ampliare la formazione attraverso programmi governativi.
I medici sono “super interessati” a questa innovazione, ha aggiunto.
La macchina da Vinci è sul mercato da 25 anni, e Malta ha impiegato tempo per introdurla, ha osservato Camenzuli.
Gli interventi robotici sono già eseguiti al Mater Dei Hospital dal 2019, ma la disponibilità nel settore privato offre vantaggi cruciali: evitare le liste d’attesa e scegliere il proprio chirurgo.
L’investimento da 3,2 milioni di euro è il più grande mai effettuato dall’ospedale privato. Tuttavia, come ha spiegato Camenzuli, l’obiettivo è “portare tutto a un altro livello e non riguarda il ritorno economico”.
“Questo serve a dimostrare che non siamo solo una clinica o un ospedale di base.”
Guardando al futuro, si apre anche la possibilità di interventi transfrontalieri: un chirurgo potrebbe controllare il robot dall’estero mentre il paziente si trova a Malta.
Video: Saint James Hospital
Foto: Jonathan Borg