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Una donna affronta il processo nel Regno Unito per la mutilazione genitale di una bambina di 4 anni

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Una donna è comparsa giovedì in un tribunale di Londra con l’accusa di aver contribuito alla mutilazione genitale di una bambina di quattro anni, una pratica comune ma rischiosa in alcune parti dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia. 

Amina Noor, 39 anni, che ha richiesto un interprete somalo, si è dichiarata non colpevole di un reato che risale a 16 anni fa, quando la presunta vittima aveva solo quattro anni.

Noor, di Harrow, nella zona nord-occidentale di Londra, deve rispondere di un’unica accusa per aver aiutato un non residente nel Regno Unito a mutilare i genitali femminili mentre si trovava all’estero.

La vittima, che non può essere identificata per motivi legali, ha ora 20 anni ed è cittadina britannica.

Il processo si terrà in ottobre, come è stato comunicato alla Central Criminal Court dell’Old Bailey, nel centro di Londra.

La pratica è comune in alcuni Paesi africani, mediorientali e asiatici e comporta la rimozione parziale o totale del clitoride e delle labbra di una ragazza.

La procedura – nota anche come “circoncisione femminile“, spesso in condizioni non sterili – può portare a gravi complicazioni.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), più di 200 milioni di ragazze e donne oggi viventi sono state sottoposte a questa pratica.

Le mutilazioni genitali femminili (MGF) sono illegali nel Regno Unito e in molti altri Paesi. È anche un reato penale per i cittadini o i residenti permanenti del Regno Unito che la praticano o aiutano a praticarla all’estero.

La pena massima è di 14 anni di carcere.