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Malta

Mdina monastero affittato per 150 anni, interviene il Vaticano

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Il silenzio secolare del St Peter’s Monastery di Mdina è stato squarciato da una rivelazione clamorosa: l’ultima suora benedettina rimasta tra quelle mura avrebbe concesso in affitto gran parte del complesso per ben 150 anni a una società privata, a un canone che fa discutere. Una decisione esplosiva che ha spinto la Santa Sede a intervenire, sciogliere il monastero e assumere il controllo diretto della proprietà.

Al centro della bufera c’è Sr Maria Adeodata, l’ultima benedettina residente nel monastero all’ingresso di Mdina, che avrebbe firmato due contratti di locazione senza le necessarie autorizzazioni. Il canone pattuito? Appena 21.000 euro l’anno per uno dei complessi religiosi più imponenti e simbolici dell’isola.

Times of Malta può confermare che la religiosa ha accettato di affittare ampie porzioni del monastero a una società privata per 150 anni al costo annuo di 21.000 euro. All’inizio di questo mese, la Santa Sede ha annunciato che avrebbe sciolto il monastero e preso il controllo della proprietà dopo aver scoperto che Sr Maria Adeodata aveva sottoscritto due contratti di locazione non autorizzati.

L’imponente complesso, di proprietà del Vaticano, era precedentemente amministrato dall’Arcidiocesi di Malta. Con una superficie stimata di oltre 3.300 metri quadrati, un tempo ospitava fino a 60 suore tra le sue vaste mura all’ingresso di Mdina. Oggi, però, rimane soltanto Sr Maria Adeodata.

Nel 2024, la religiosa aveva confidato a Times of Malta le sue preoccupazioni per il futuro del monastero, definendo la sua tutela un “dovere” personale e lasciando intendere un rapporto tutt’altro che sereno con la Curia.

In un contratto firmato nel novembre 2025, Sr Maria Adeodata ha accettato di concedere il monastero in locazione per un primo periodo di 50 anni al Castagna Group, società che gestisce lo studio di design per cucine Castagna Living e il punto vendita tecnologico Sound Machine.

Il Castagna Group dovrà versare un canone annuo di 21.240 euro, destinato ad aumentare di 6.000 euro dopo il primo decennio, con successivi adeguamenti all’inflazione ogni cinque anni.

La locazione comprende l’intero monastero, ad eccezione di alcune stanze già affittate come spazio espositivo e di altre che costituiscono l’abitazione privata della suora.

Il contratto prevede che il periodo iniziale di 50 anni venga automaticamente rinnovato per ulteriori due mandati, per un totale di 150 anni, salvo rinuncia del Castagna Group.

Nell’accordo non figurano restrizioni specifiche sull’utilizzo del monastero, un dettaglio che ha sollevato timori circa una possibile futura commercializzazione degli spazi.

Secondo alcune fonti, tuttavia, il Castagna Group avrebbe individuato il monastero come sede per ritiri monastici.

Il contratto di locazione, firmato dal notaio di Rabat Sam Abela, contiene una clausola che lo esonera da tutte le verifiche relative alla proprietà, un passaggio che avrebbe potuto evidenziare la titolarità dell’immobile. Tuttavia, notai interpellati da Times of Malta hanno precisato che le verifiche immobiliari non vengono generalmente effettuate nei contratti di locazione.

L’accordo include inoltre una clausola con cui le parti si impegnano a non registrare il contratto presso il registro pubblico. Fonti hanno riferito a Times of Malta che la suora non avrebbe informato l’Arcidiocesi dell’esistenza del contratto. In una nota, la Santa Sede ha dichiarato che le era “richiesto di chiedere l’autorizzazione all’amministratore” prima di stipulare qualsiasi accordo relativo alla proprietà.

Le domande inviate alla Santa Sede, per sapere quando sia venuta a conoscenza del contratto e se intenda annullarlo, sono rimaste senza risposta al momento della pubblicazione.

Contattato, un portavoce del Castagna Group ha dichiarato: “Ad oggi non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione in merito alla questione di cui scrivete e, di conseguenza, non abbiamo commenti da rilasciare”.

Spazio espositivo affittato nel 2020

L’accordo di novembre, che concede in locazione ampie parti del monastero, segue un altro contratto firmato cinque anni prima, nell’ottobre 2020.

In quell’occasione, Sr Maria Adeodata e un’altra suora allora residente avevano accettato di affittare alcune stanze per un periodo di 50 anni a una società denominata Cultural Heritage Projects Ltd.

La società è guidata dall’imprenditore immobiliare Neville Agius e da sua moglie, Sabine Agius Cabourdin, oggi CEO del PN.

L’azienda, che gestisce anche il vicino museo Wignacourt a Rabat, aveva trasformato gli spazi locati in un museo dedicato alla storia del monastero, offrendo ai visitatori uno sguardo sulla vita quotidiana di una suora di clausura. Il museo è stato inaugurato nel 2023 ed è tuttora aperto al pubblico.

Tuttavia, la dichiarazione della Santa Sede diffusa la scorsa settimana ha rivelato che anche questo contratto sarebbe stato firmato senza che la Curia ne fosse a conoscenza o avesse dato il proprio consenso.

Un portavoce di Cultural Heritage Projects Ltd ha dichiarato che la società aveva stipulato il contratto “in piena buona fede” e “in conformità con tutte le procedure legali standard previste dalla legge maltese”.

“Al momento della firma, la società non aveva alcuna indicazione dell’esistenza di problemi relativi all’autorità dei firmatari e ha fatto affidamento sul processo legale formale seguito”, ha aggiunto il portavoce.

Il museo era stato inoltre visitato da rappresentanti dell’Ordine Benedettino provenienti dall’estero, che avevano elogiato l’iniziativa senza sollevare obiezioni sull’accordo di locazione.

Il portavoce ha affermato che la società sta prendendo atto della dichiarazione della Santa Sede e “rimane aperta a discussioni costruttive volte a garantire la prosecuzione dell’attività dello spazio espositivo in modo da rispettare tutte le parti coinvolte e, soprattutto, preservare il monastero come luogo religioso e sacro”.

Tuttavia, “fino a quando non verrà adottata una determinazione formale da parte delle autorità competenti, la società è il legittimo gestore del museo in conformità con i termini del contratto di locazione”, ha precisato il portavoce.

Il rappresentante legale dell’Ordine Benedettino all’epoca dei fatti, l’ex avvocato di Valletta ed ex segretario generale del PN Paul Borg Olivier, non figura nei contratti di locazione.

Contattato, Borg Olivier ha rifiutato di commentare, citando il segreto professionale; tuttavia, fonti riferiscono che non sarebbe stato a conoscenza dei contratti al momento della firma e che non ricopre più il ruolo di rappresentante legale dell’Ordine.

Times of Malta ha contattato Sr Maria Adeodata, che ha rifiutato di rilasciare dichiarazioni, affermando che pubblicherà una nota per chiarire la vicenda a tempo debito.

Foto: Matthew Mirabelli
Immagine: Karl Andrew Micallef

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