Connect with us

Malta

Malta il grido di Karl Schembri contro il silenzio della Chiesa

Published

on

L’autore e giornalista Karl Schembri rompe un silenzio durato decenni.
Foto: Gilbert Calleja

Da bambino, Karl Schembri portava dentro di sé un segreto oscuro che non gli apparteneva: quello di suo padre, vittima per anni di abusi sessuali da parte di un sacerdote.

Un incubo taciuto, un dolore che scavò ferite profonde nell’anima di quell’uomo, fino a farlo precipitare nella follia. Le voci nella sua testa lo spinsero a compiere l’impensabile: l’assassinio della moglie, la madre di Karl.

Oggi, dopo decenni di silenzio, Schembri — autore, giornalista e attivista — decide di parlare. Lo fa attraverso un romanzo appena pubblicato, rivelando al Times Talk che questa è la sua personale forma di giustizia per una tragedia umana che le autorità hanno sistematicamente ignorato per anni.

“Eħlisna mid-Deni” (Liberaci dal male) è un’opera di finzione dal filo narrativo semplice ma dirompente: un uomo rapisce un vecchio sacerdote, universalmente venerato, lo lega a una sedia e lo costringe ad ascoltare la sua storia.

Una storia che riecheggia quella reale della famiglia Schembri: un trauma iniziato con la violenza sessuale di un prete e culminato, vent’anni fa, nel brutale omicidio della madre da parte di un padre malato di mente.

“Per molto tempo non riuscivo nemmeno a trovare le parole. Da dove inizi? Mio padre ha ucciso mia madre – come si spiega una cosa del genere?”


Un trauma tramandato per generazioni

Nel romanzo, il rapitore immaginario parla con l’abusatore di suo padre – una trama che rispecchia la realtà: un uomo brillante, colto, con diverse lauree universitarie, abusato da un sacerdote quando era solo un bambino.

Le radici di quella tragedia affondano in un’epoca in cui, come racconta Schembri, “parlare contro un prete era impensabile.”

“Quando mio padre provò a confidarsi con la famiglia, nessuno gli credette. E allora la Chiesa era molto più potente, capace di insabbiare qualsiasi cosa.”

Schembri venne a sapere dell’abuso dopo aver trovato lettere scritte dal padre in gioventù. Alla domanda diretta, l’uomo confermò la terribile verità.

“Il suo caso non fu mai creduto, non divenne mai un caso, e la giustizia non fu mai fatta,” spiega.

“Per anni, la Chiesa ha represso queste storie, spostando i preti problematici in altri incarichi per mettere a tacere lo scandalo. Peggio ancora, alcuni vennero mandati in ruoli a contatto diretto con i bambini, pur sapendo del loro potenziale abusivo: un atto semplicemente diabolico.”


La follia che divora

Il padre di Schembri, ormai adulto, iniziò a lottare contro malattie mentali devastanti: paranoia, schizofrenia, disturbo bipolare.

Sentiva voci, viveva fasi di euforia assoluta, convinto di essere “invincibile”, seguite da crolli paralizzanti di paura e sospetto.

“Una volta, in uno dei suoi momenti di esaltazione, mi disse: ‘Non morirò mai’,” ricorda Karl.

In quell’istante, ci credeva davvero. Nessuno della famiglia riusciva a distoglierlo da quei pensieri ossessivi.

Nel libro, Schembri descrive con crudo realismo la follia quotidiana di chi vive accanto a un malato psichiatrico: l’assurdità, il dolore, l’impotenza.

Non può affermare con certezza che gli abusi abbiano causato la malattia, ma sa che ne furono una scintilla devastante.

“E quell’abuso si è trasmesso di generazione in generazione, arrivando anche a me.”


L’omicidio

Nel romanzo, il rapitore legge al sacerdote un estratto di un rapporto psichiatrico: è copiato parola per parola da quello del padre di Schembri, redatto all’epoca del delitto.

“Quando vedevo un familiare vestito di nero, per me significava che mia moglie doveva essere morta. Prima dell’incidente, vidi un uomo passare con addosso il nero e una croce bianca – per me era un segno di lutto, un segno che dovevo ucciderla.”

Descrizioni crude, potenti, disturbanti.

“È stata la conclusione più tragica del tormento che lo perseguitava, dal quale non poteva più fuggire,” riflette l’autore.

“Perché lei? Forse perché era la vittima più facile. Era la persona più vicina a lui, quella che si prendeva cura di lui. Non c’è una ragione logica. È stato un momento di pura follia.”


Giustizia oltre il tribunale

Schembri denuncia che il sistema ha tradito la sua famiglia due volte: prima nella cura del padre, poi durante il processo.

“Durante tutto il processo, era come se io e mia sorella non esistessimo,” ricorda.
“Era una vicenda tra polizia, psichiatri, procuratore generale, giudice… noi non contavamo nulla.”

Nonostante il rapporto psichiatrico attestasse la malattia mentale, l’Avvocatura insistette per un processo con giuria.

“È stata una crudeltà,” dice Schembri.
“Il tribunale applica la legge, non la giustizia. Segue il codice, non l’anima della tragedia.”

Il romanzo, spiega, è la voce che in tribunale non ha mai potuto avere. È il racconto di ciò che lui e sua sorella non poterono dire.

Ma è anche un grido contro lo stigma che ancora avvolge le malattie mentali gravi, un modo per mostrare la resilienza e la lotta quotidiana delle famiglie che devono sopravvivere a tutto questo.

Schembri descrive anche l’esperienza straniante di un bambino che va a trovare il padre all’ospedale psichiatrico di Mount Carmel.

Da un lato, figlio della vittima, oggetto di pietà.
Dall’altro, figlio dell’assassino, bersaglio del silenzio e del giudizio.

Le emozioni oscillavano violentemente: dalla rabbia fisica, dal desiderio di colpire il padre, al bisogno disperato di capire perché avesse ucciso la madre.


Dall’inchiesta al romanzo

Diventato giornalista investigativo per The Malta Independent, Schembri ha denunciato casi di abusi clericali in case di accoglienza per minori.

Ma questo libro, spiega, non è un’inchiesta né un’autobiografia.

“L’ho scritto come romanzo perché credo che la letteratura possa svelare la verità più dei fatti,” afferma.
“La finzione, a volte, può essere più vera della realtà, perché ti mette davanti alle emozioni umane che le notizie, la storia o le statistiche non riescono a trasmettere.”

Il padre di Schembri morì nel 2013. Il prete che lo aveva abusato, anni prima, se ne andò senza mai affrontare conseguenze.

“C’è ancora una strada intitolata a lui,” osserva amaramente. “È ricordato come un sacerdote che ha fatto del bene.”

Negli anni, molte vittime hanno accusato la Chiesa di complicità e insabbiamenti, ma nell’ultimo decennio l’istituzione ha adottato una linea più dura, con la creazione, anche a Malta, di una commissione per la tutela dei minori.

Il romanzo di Karl Schembri, Eħlisna mid-Deni, sarà presentato questa sera al Malta Book Festival e sarà disponibile in tutte le librerie.

Foto: Jonathan Borg

Continue Reading