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Malta

Malta editori in rivolta: “Così il governo ci cancella”

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Due dei nomi più importanti dell’editoria maltese lanciano un grido d’allarme: “Il governo sta uccidendo l’editoria privata!” Con questa dichiarazione shock, Joseph Mizzi di Midsea Books e Chris Gruppetta di Merlin Publishers denunciano una crisi senza precedenti, causata – secondo loro – dalla distribuzione gratuita dei libri scolastici da parte dello Stato. Un sistema che, a loro dire, rischia di spazzare via l’intera produzione letteraria in lingua maltese.

Il Ministero dell’Istruzione sta infatti trasformando dispense e materiali per docenti in veri e propri libri, completi di copertine illustrate e codici ISBN, che vengono distribuiti gratuitamente nelle scuole o resi disponibili online in formato PDF. “Come possiamo competere?!” si chiedono gli editori, che accusano il governo di fare concorrenza sleale e di mettere in ginocchio il settore privato.

Gruppetta e Mizzi, intervistati dal Times of Malta, spiegano che le vendite dei libri di testo – da sempre principale fonte di sostegno economico per la pubblicazione di romanzi, poesie e letteratura locale – sono in forte calo. “Senza questi ricavi, non possiamo più permetterci di pubblicare opere letterarie. Gli scrittori maltesi resteranno senza casa editrice”, avvertono.

“Stiamo scomparendo nel nulla”

Gruppetta non usa mezzi termini: “Il mercato editoriale maltese è già fragile, e senza le vendite scolastiche non abbiamo i fondi per pubblicare nient’altro”. A peggiorare la situazione, dice, è il fatto che i maltesi leggono poco, e chi legge preferisce i titoli in inglese, attratto da un’offerta globale vastissima.

Con una popolazione ridotta, il pubblico potenziale per un libro in maltese è già di per sé limitato. “Se continuiamo così, ci stiamo dirigendo verso l’estinzione”, ammonisce Gruppetta. Il ritorno a un modello simile a quello degli anni ’80, in cui lo Stato diventa concorrente diretto degli editori, per lui è un passo indietro devastante. Mentre altri settori culturali ricevono aiuti pubblici, “l’editoria viene invece sabotata proprio dal governo”.

Mizzi, con 55 anni di esperienza nel settore, conferma: “Ci stanno distruggendo”. Accusa lo Stato di pubblicare anche libri di storia e opere sulla Melitensia – tematiche storicamente trattate dagli editori privati – e quindi di occupare l’intero spazio editoriale.

Il panorama, secondo lui, è drammatico: le librerie vere sono sempre meno, il sistema educativo allontana le persone dalla lettura e molte case hanno ormai spazi troppo piccoli per contenere libri. “Se chiudiamo, i libri maltesi spariranno dagli scaffali. Pubblicarli in autonomia è troppo costoso per gli autori”. E lancia una proposta: “Lo Stato dovrebbe collaborare con noi, non farci concorrenza”.

“Guadagniamo appena abbastanza per sopravvivere”

Il ministero: “Non vogliamo danneggiare gli editori”

Dal canto suo, il Ministero dell’Istruzione assicura di non voler danneggiare nessuno e di avere come unica priorità il bene degli studenti. “Dio ce ne scampi dal vietare a un insegnante di condividere materiale didattico con i suoi studenti”, ha dichiarato un portavoce ministeriale.

“Riconosciamo il ruolo fondamentale degli editori locali, che producono testi di alta qualità. Non c’è alcuna intenzione di danneggiarli. Al contrario, crediamo che risorse ministeriali e libri pubblicati da privati possano coesistere e portare benefici agli studenti”, aggiunge.

Il ministero ha anche ricordato di aver introdotto misure per supportare il settore: riduzione della tassa sui diritti d’autore al 7,5%, regolarizzazione dei compensi per i titolari dei diritti, e un voucher da €20 per l’acquisto di libri al National Book Festival, con un investimento complessivo di €625.000.

Inoltre, iniziative come Library at Home (Librerija fid-Dar) e Read at Home (Aqra d-Dar) mirano a far nascere piccole biblioteche domestiche e incoraggiare la lettura fin da piccoli.

“Ci sono nuove opportunità anche per editori e autori, come i libri interattivi. Siamo pronti al dialogo continuo”, ha concluso il ministero, sottolineando che “si può trovare un equilibrio tra l’interesse degli studenti e la salvaguardia dell’editoria e della letteratura maltese”.

Perché è così difficile fare l’editore a Malta?

Uno dei principali ostacoli è la mancanza di economie di scala. Il mercato è troppo piccolo. I costi fissi per realizzare un libro – editing, design, impaginazione, marketing – sono gli stessi sia per 500 copie che per 50.000. A Malta, però, la tiratura è limitatissima, e quei costi ricadono su pochissime copie, rendendo ogni libro molto costoso da produrre.

Il risultato? Pochi guadagni, anche dai titoli di successo. La maggior parte dei generi editoriali viene pubblicata in perdita e può esistere solo grazie ai proventi dei libri scolastici, secondo Mizzi e Gruppetta. Ma se anche questi vengono resi gratuiti dallo Stato, l’intero sistema collassa.

Gruppetta risponde a chi paragona Malta a Paesi come l’Islanda, con popolazioni simili ma una scena editoriale più vivace: “Gli islandesi amano leggere e lo fanno nella loro lingua. A Malta, invece, la nostra fortuna – il bilinguismo – diventa un ostacolo per chi pubblica libri in maltese”.

Cosa fanno gli altri Paesi?

La questione apre un dibattito internazionale mai sopito: quanto dovrebbe intervenire lo Stato nell’editoria di un Paese democratico?

In Paesi come Ungheria e Bangladesh, lo Stato gestisce direttamente la produzione e distribuzione dei libri scolastici, garantendo accesso universale e controllo dei contenuti. Altri, come Giappone e Finlandia, non pubblicano i libri direttamente ma li regolano strettamente: in Giappone gli editori devono superare esami rigorosi, in Finlandia lo Stato finanzia l’acquisto dei libri che poi vengono dati in prestito agli studenti.

Sul fronte opposto, in Paesi come USA, Regno Unito e Germania, lo Stato si limita a fissare gli standard educativi, lasciando agli editori privati la produzione dei testi. Le scuole scelgono liberamente cosa adottare, tra una vasta offerta commerciale.

Foto: Mark Zammit Cordina

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