Un’Europa in bilico, costretta a confrontarsi con guerre, crisi economiche e minacce globali. Nello Stato dell’Unione, Ursula von der Leyen ha scelto parole che non lasciano spazio a dubbi: la sopravvivenza del progetto europeo è in gioco. Dall’Ucraina a Gaza, dall’energia alla sicurezza comune, fino all’economia, al lavoro e alla crisi abitativa, la presidente della Commissione ha delineato un quadro di sfide cruciali. Non un semplice bilancio, ma un grido di allarme e un appello all’unità: senza compattezza, ha avvertito, l’Unione rischia di soccombere in un mondo dominato da ambizioni imperiali e conflitti senza tregua.
“Questa è una lotta per il nostro futuro.” Con queste parole, Ursula von der Leyen ha aperto il suo Stato dell’Unione, trasformandolo in un discorso da brividi. L’Europa, ha detto, non può più illudersi: democrazia, libertà e sicurezza sono in pericolo, e serve unità per resistere a un mondo dominato da ambizioni imperiali e guerre spietate.
Il volto più forte del suo appello è stato quello di Sasha, bambino di 11 anni deportato dai russi da Mariupol. Ferito dalle bombe, strappato alla madre e destinato a una nuova identità russa, Sasha non si è arreso: ha chiamato la nonna Liudmyla che, attraversando cinque Paesi, lo ha riportato a casa. Una storia simbolo delle decine di migliaia di minori rapiti durante il conflitto. Von der Leyen ha annunciato la creazione di un Summit internazionale per il ritorno dei bambini ucraini, ribadendo che “ogni minore deve tornare”.
Sul fronte della guerra, la presidente ha promesso un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca e un piano innovativo: un Reparations Loan finanziato con gli asset russi congelati, per sostenere subito Kyiv. Ha lanciato inoltre il programma Qualitative Military Edge e una Drone Alliance con l’Ucraina, ricordando che “in una sola notte la Russia ha lanciato 800 droni”.
Difesa comune, “muro di droni” sul fianco est e sorveglianza spaziale: per Von der Leyen il futuro passa da un’Europa capace di garantire da sola la propria sicurezza. Con Readiness 2030, fino a 800 miliardi saranno mobilitati in progetti comuni, mentre il programma SAFE per acquisti militari congiunti è già operativo.
Ma non c’è solo la guerra. Sulla crisi di Gaza, Von der Leyen ha denunciato “la carestia come arma di guerra” e annunciato misure forti: sospensione di parte dei fondi bilaterali a Israele, proposta di sanzioni contro ministri estremisti e coloni violenti, e la creazione di un Palestine Donor Group per la ricostruzione. “Hamas è terrorismo, ha chiarito, ma la sola via resta la soluzione dei due Stati.”
Nella vita quotidiana dei cittadini, la Commissione promette interventi contro il caro-energia, con le Energy Highways per sbloccare otto colli di bottiglia infrastrutturali, “dal Øresund al Canale di Sicilia”. Ha denunciato la crisi abitativa, case più care del 20% dal 2015, e annunciato il primo Piano europeo per l’edilizia accessibile. Ha rilanciato il progetto di una E-car europea piccola e alla portata, e una campagna “Buy European food” per difendere agricoltori e prodotti.
Il discorso si è chiuso con immagini potenti: i roghi che hanno bruciato un milione di ettari, i ranger greci che hanno salvato un villaggio in Spagna, il coraggio degli europei che resistono. “Questa è l’Europa che amo e che dobbiamo proteggere a tutti i costi.” E infine il richiamo alla memoria: “da un continente in fiamme 80 anni fa e diviso da un muro 40 anni fa, l’Europa ha sempre scelto di combattere. E così faremo ancora, Long live Europe.”