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Vita e Destino: il romanzo sovietico “troppo pericoloso da leggere”.

Negli ultimi mesi, i manifestanti in Russia sono stati arrestati per aver esposto cartelli in bianco, per aver regalato copie del romanzo 1984 e per aver descritto un conflitto che ha già ucciso decine di migliaia di soldati russi come ciò che è realmente: una guerra.

La libertà di espressione ha avuto una storia non troppo lineare in Russia. Le libertà sono andate e venute, un esempio si ebbe nel 1956, quando Nikita Krusciov presiedeva il suo primo Congresso di Partito come leader dell’URSS. Mentre il congresso volgeva al termine, iniziò a circolare la voce che quella sera si sarebbe tenuta una“sessione a porte chiuse“. Nessuno della stampa o al di fuori dell’Unione Sovietica sarebbe stato autorizzato a partecipare.

A Soviet poster from World War II exhorting the soldiers to ‘Fight bravely, sons of Suvorov and Chapayev’, 1941. (Photo by Galerie Bilderwelt)

Quando Kruscev tornò sul palco, fece qualcosa a cui nessuno in Russia avrebbe pensato di assistere nei tre decenni precedenti. Denunciò Stalin.

Nella sua invettiva, Kruscev denunciò il culto della personalità costituito dal suo predecessore che usava per distruggere i suoi rivali e mandare a morte legioni di compagni innocenti. Il suo discorso durò quattro ore, anche a causa delle numerose interruzioni dovute al fatto che le guardie rimuovevano i disturbatori indignati dal pubblico. A quel punto, Stalin era ancora una divinità, la personificazione immortale della Russia e della rivoluzione rossa. Mettere in discussione la sua figura in privato, figuriamoci in pubblico, era un atto rivoluzionario.

Per Kruscev, l’obiettivo immediato era probabilmente quello di indebolire i suoi rivali stalinisti, ma a lungo termine stava anche cercando di portare i Sovietici ad un punto di rottura con il totalitarismo. Sebbene il discorso fosse considerato un segreto di Stato, le sue conseguenze non si fecero aspettare. Le statue del defunto dittatore vennero abbattute, i prigionieri politici furono rilasciati, Stalingrado divenne Volgograd e il distretto ucrino di Stalino tornò a essere Donec’k.

Credit: Alamy
Credits: Laski Diffusion

È in questa cornice politica che lo scrittore Vasily Grossman si fa strada. La sua carriera inizia ai tempi della rovinosa invasione tedesca dell’Unione Sovietica.
Grossman fu inviato al fronte come corrispondente di guerra per Krasnaya Zvezda(Stella Rossa), un giornale militare molto popolare tra i soldati e i civili. I primi cinque mesi di guerra videro un disastro dopo l’altro per i sovietici, mentre la Germania avanzava in profondità in Russia, facendo centinaia di migliaia di prigionieri. In URSS, il reato di“disfattismo” era spesso punito con la morte. Grossman vide senza dubbio più di quanto potesse archiviare.

Nonostante tutto, divenne uno dei giornalisti più rispettati dell’URSS. In un’epoca di repressione e paranoia, Grossman si guadagnava la fiducia dei suoi intervistati chiacchierando con loro senza un taccuino. Solo in un secondo momento ha spiegato quale era il suo segreto:“i colloqui con un soldato ritirato per una breve pausa. Il soldato ti dice tutto quello che ha in mente. Non c’è nemmeno bisogno di fare domande“.

Non incoraggiava i suoi intervistati a ripetere atti di eroismo esagerati o a ripetere cliché comunisti a scopo di propaganda, volava raccontare la cruda, e molto spesso poco eroica, vita del fronte.

Era straordinario perché era un intellettuale ebreo rispettato dai soldati. Non appena leggevano i suoi articoli, si rendevano conto che era l’unico a scrivere la verità. Grossman andava a trovarli nelle loro trincee e memorizzava tutto ciò che dicevano.Sir Anthony Beevor

Soviet Women Retrieve Their Dead After Nazi Invasion. Location: Kerch Peninsular.

In questi anni scrive il suo primo grande romanzo,“Stalingrado“, che fu pubblicato successivamente nel 1952 a puntate dopo la guerra. Un romanzo che descrive una Russia in lotta, tumultuosa e che reagisce con forza e disperazione all‘invasione nazista.

Tra il lettore e i tiranni incombenti troviamo i ritratti di coloro che sono stati presi nel fuoco incrociato.

Brevi capitoli che si articolano tra cene in famiglia, campi di prigionia e trincee, dove Grossman, episodio dopo episodio, tiene insieme le banalità e le atrocità del fronte orientale.

Un soldato cantava; un altro, con gli occhi socchiusi, era pieno di terribili presentimenti; un terzo pensava a casa; un quarto masticava pane e salsiccia e pensava alla salsiccia; un quinto, con la bocca spalancata, cercava di identificare un uccello su un albero.

Il risultato è un paesaggio brugelliano, che mostra la grande portata della Storia insieme a tutte le vite che intrecciandosi la compongono, senza ostentare il classico eroismo propagandistico caratteristico delle storie sovietiche.

Un contadino che lascia il suo villaggio per la guerra non sogna medaglie e gloria. Sa solo che probabilmente sta per morire.

July 1944: A group of Soviet prisoners at the Maidanek death camp, Germany, during the Second World War. (Photo by Victor Temin/Slava Katamidze Collection)

In“Vita e destino“, non vediamo solo la scopa, ma anche tutta la polvere umana che viene trascinata con essa. Forse Grossman mirava a qualcosa di simile a “Guerra e pace” ma, a causa del suo periodo in prima linea, si è forse avvicinato ai racconti microcosmici e senza tempo di Cechov.

Il romanzo è pieno di“atti quotidiani di ordinaria gentilezza che non sono motivati dalla morale, ma dal momento“, come sostiene la scrittrice Linda Grant. Il veleno che mette gli uni contro gli altri in quasi tutte le parti della storia è l‘ideologia.

1940: A Russian soldier frozen to death minutes after being shot by a Finnish sniper. (Photo by Keystone)

Soldati, rivoluzionari e civili sono denunciati dagli stalinisti moralisti secondo cui tradiscono gli ideali bolscevichi. Per rimanere in vita, principalmente, anche loro tradiscono gli innocenti. Grossman ne era ben consapevole perché era successo anche a lui.
Era stato compromesso e aveva compromesso altri a sua volta, non per avere successo ma solo per sopravvivere.

Grossman sapeva bene che un romanzo del genere non sarebbe mai potuto essere pubblicato sotto Stalin, ma nel 1961, cinque anni dopo il già citato discorso non tanto segreto di Kruscev, deve essere sembrato un buon momento per provarci.

Quando Grossman presentò il suo manoscritto, tuttavia, ricevette la visita del KGB, che mise a soqquadro il suo appartamento, confiscando tre copie del manoscritto. Una sarebbe finita sulla scrivania del capo ideologo e censore del partito, Mikhail Suslov, che si dice abbia convocato Grossman nel suo ufficio per spiegargli che il suo romanzo era così pericoloso da non poter essere pubblicato“per altri due o trecento anni“.

Russian soldiers flying the Red Flag. (Photo by Yevgeny Khaldei)

Si sente spesso dire che la guerra comporta lunghi periodi di noia punteggiati da momenti di puro terrore. “Vita e destino” ne è un ottimo esempio, con il suo stile giornalistico che, capitolo dopo capitolo, ci offre l‘esperienza quotidiana della vita in prima linea del totalitarismo.

Kruscev non era riuscito a dare inizio ad una nuova URSS più aperta, ma il suo discorso aveva inavvertitamente acceso una candela nel buio, che ha permesso a “Vita e destino” di venire alla luce.

Grossman trascorse gli ultimi anni della sua vita in uno stato di profonda depressione, dicendo a tutti che il suo libro era stato “arrestato”. Nel 1964 morì con il suo libro dietro le sbarre. Ma un decennio dopo la sua morte, avvenuta nel 1964, una copia del manoscritto sarebbe uscita clandestinamente dall’URSS su microfilm.

Infine, nel 1988, grazie alla politica “Glasnost” di Mikhail Gorbaciov, Russi e Ucraini poterono finalmente godere della verità sfuggita al regime totalitario, tenendo tra le mani il capolavoro di Grossman.

Russian women putting grease on shells at a munitions plant, 1942. (Photo by Keystone)
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