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Malta e sovranità digitale: adottare tecnologie non significa controllarle

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Le tecnologie digitali sono parte integrante della nostra vita quotidiana.

Le tecnologie digitali sono diventate parte integrante della nostra vita quotidiana. Dai servizi basati sul cloud alle piattaforme di comunicazione fino all’intelligenza artificiale (AI), dipendiamo sempre di più dagli strumenti digitali per lavorare, studiare e comunicare. Sebbene queste tecnologie offrano notevoli opportunità, sollevano anche una domanda importante: quanto controllo abbiamo sui sistemi digitali da cui dipendiamo?

Questo ci porta al concetto di sovranità digitale, che di recente ha suscitato grande attenzione in tutta Europa. Il termine si riferisce alla capacità di paesi e organizzazioni di mantenere il controllo sulla propria infrastruttura digitale, sui dati e sulle tecnologie, riducendo al contempo la dipendenza eccessiva da fornitori esterni. L’Unione Europea sta promuovendo attivamente questa agenda.

A luglio il Portogallo ha presentato AMALIA, un modello di intelligenza artificiale open source sviluppato per la lingua e il contesto culturale portoghese. La Germania ha lanciato a settembre 2025 l’iniziativa SOOFI, incentrata su modelli fondazionali di AI sovrani, mentre Francia e Germania collaborano a soluzioni di intelligenza artificiale per la pubblica amministrazione. A livello europeo, gli investimenti sono inoltre orientati verso le AI Factory, i data center e i servizi cloud sovrani, con l’obiettivo di rafforzare la capacità di calcolo dell’Europa e ridurre la dipendenza da fornitori esterni.

Ma che rapporto ha tutto questo con Malta?

A Malta, la MITA gestisce i data center del governo e un’infrastruttura cloud ibrida a supporto dei servizi pubblici. La sua strategia riconosce anche l’importanza di rafforzare la flessibilità del cloud e di valutare fornitori alternativi. Tuttavia, le tecnologie Microsoft sono diventate una parte consolidata dell’ambiente digitale della Pubblica Amministrazione.

Microsoft 365 è in uso nei ministeri del governo, offrendo piattaforme comuni per comunicazione, collaborazione e gestione dei documenti. Di recente, il governo ha annunciato un investimento di 4 milioni di euro per introdurre Microsoft 365 Copilot a 8.000 dipendenti pubblici nell’arco di due anni.

Accordi di questo tipo offrono vantaggi evidenti, tra cui coerenza, supporto tecnico ed economie di scala. Tuttavia, affidarsi a un particolare ecosistema digitale solleva anche interrogativi sulla flessibilità istituzionale, sull’interoperabilità e sulla sostenibilità nel lungo periodo.

Un esempio più recente è AI4ALL (AI Għal Kulħadd), che mira a migliorare l’alfabetizzazione sull’AI tra i cittadini maltesi. Grazie a questa iniziativa, i partecipanti idonei che completano la formazione richiesta possono ottenere un anno di abbonamento premium a ChatGPT Plus o a Microsoft 365 Personal con Copilot AI.

L’UE sta promuovendo la sovranità digitale

L’iniziativa offre un punto di riflessione interessante. Con l’accesso limitato a due fornitori commerciali e abbonamenti premium disponibili per 12 mesi, cosa succede dopo questo periodo? I partecipanti potrebbero proseguire con abbonamenti a pagamento, tornare alle versioni gratuite o esplorare piattaforme alternative. Ciò solleva anche la questione più ampia se le iniziative di alfabetizzazione sull’AI debbano favorire una maggiore consapevolezza su tecnologie diverse, comprese le alternative open source ed europee.

In questo contesto, alfabetizzazione digitale e sovranità digitale dovrebbero integrarsi a vicenda. Saper usare una determinata applicazione è importante, ma è altrettanto rilevante capire le implicazioni più ampie dell’adozione di una tecnologia.

Per i paesi più piccoli come Malta, sviluppare alternative indipendenti a ogni piattaforma digitale potrebbe non essere né fattibile né auspicabile. Tuttavia, l’infrastruttura digitale esistente di Malta e le sue iniziative strategiche costituiscono una base su cui costruire. La collaborazione all’interno degli ecosistemi digitali europei, una maggiore consapevolezza delle soluzioni open source e l’adozione di standard comuni possono contribuire a rafforzare l’indipendenza tecnologica, mantenendo al contempo l’accesso all’innovazione.

La sovranità digitale non va interpretata come un rifiuto dei fornitori tecnologici internazionali consolidati, il cui contributo alla trasformazione digitale è innegabile. Piuttosto, il dibattito dovrebbe concentrarsi sul garantire che l’adozione tecnologica non limiti inutilmente le scelte future.

Con l’evoluzione continua delle tecnologie digitali e dell’AI, forse è giunto il momento di ampliare il modo in cui valutiamo il successo della trasformazione digitale. Si potrebbe prestare maggiore attenzione alla sostenibilità delle nostre scelte digitali e al livello di controllo che manteniamo sulle tecnologie che adottiamo.

L’adozione digitale non si traduce necessariamente in sovranità digitale. Possiamo diventare sempre più abili nell’uso delle tecnologie digitali restando in gran parte dipendenti da quelle sviluppate e gestite altrove.

La sfida potrebbe non riguardare semplicemente l’adozione di tecnologie più avanzate, ma far sì che individui, istituzioni educative e paesi sviluppino le conoscenze e le capacità necessarie per compiere scelte tecnologiche consapevoli e indipendenti.

Dopotutto, la trasformazione digitale non dovrebbe riguardare solo quanto efficacemente usiamo la tecnologia, ma anche quanto controllo conserviamo sul nostro futuro digitale.

Keith Aquilina è un educatore con un interesse particolare per la trasformazione digitale, l’intelligenza artificiale e la garanzia della qualità educativa.

Fonte: Times of Malta: https://timesofmalta.com/article/control-digital-future.1135686

Immagine generata con AI – Gazzetta di Malta

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