Il tribunale ha stabilito che la detenzione dell’accusato da parte delle autorità per l’immigrazione ha violato il suo diritto alla libertà.
Un uomo coinvolto in un procedimento penale legato al terrorismo ha ottenuto un risarcimento di 5.000 euro dopo che un tribunale ha stabilito che la sua detenzione da parte delle autorità per l’immigrazione ha violato il suo diritto fondamentale alla libertà.
Ajil Al Muhsen, che a Malta richiede anche protezione internazionale, è stato detenuto nel novembre 2025 per il timore che potesse costituire una minaccia alla sicurezza nazionale o fuggire dal paese.
Tuttavia, la Prima Sezione della Corte Civile, nella sua competenza costituzionale, ha stabilito giovedì che le autorità non erano riuscite a dimostrare motivi sufficienti a giustificare la sua detenzione.
Il giudice Henri Mizzi ha ritenuto che la decisione si basasse in gran parte su timori speculativi, tra cui informazioni di intelligence secondo cui Al Muhsen avrebbe potuto farsi del male se rimandato in carcere.
Il tribunale ha concluso che le autorità non avevano dimostrato né una minaccia reale e attuale alla sicurezza, né considerato adeguatamente alternative meno restrittive alla detenzione.
Detenuto dopo il rigetto della domanda d’asilo
Al Muhsen è entrato a Malta utilizzando un falso passaporto tedesco e ha presentato domanda di protezione internazionale nel 2020.
Successivamente è stato avviato nei suoi confronti un procedimento penale per reati legati al terrorismo, sebbene gli fosse stata concessa la libertà su cauzione nel marzo 2024.
Il 31 ottobre 2025, l’International Protection Agency ha rigettato la sua domanda di protezione. L’uomo ha presentato appello contro la decisione, mantenendo il suo status di richiedente in attesa dell’esito.
Il 17 novembre, il responsabile principale per l’immigrazione ha ordinato la sua detenzione, citando il rischio di fuga e preoccupazioni per la sicurezza nazionale e l’ordine pubblico.
L’Immigration Appeals Board ha confermato l’ordine una settimana dopo, ritenendo che informazioni di intelligence credibili supportassero i timori delle autorità.
Dopo aver impugnato senza successo la propria detenzione dinanzi al tribunale dei magistrati, Al Muhsen ha avviato un procedimento costituzionale.
È stato rilasciato in seguito a un’ordinanza cautelare emessa il 22 dicembre 2025, successivamente confermata dalla Corte Costituzionale nel mese di febbraio.
L’intelligence aveva fatto temere un attacco suicida
Durante il procedimento, l’ispettore Zachary Zammit ha testimoniato che l’Unità Antiterrorismo della polizia aveva ricevuto informazioni confidenziali secondo cui Al Muhsen avrebbe detto a un’altra persona di considerare il suicidio se rimandato in carcere.
Alla luce delle accuse penali pendenti nei suoi confronti e della condanna inflitta a un’altra persona in un caso simile, gli investigatori temevano che potesse costituire un pericolo per sé stesso o per altri.
La polizia ha inoltre ipotizzato la possibilità di un attacco suicida, sostenendo che tale eventualità non potesse essere esclusa.
Tuttavia, il giudice ha ritenuto che l’impossibilità di escludere una possibilità non costituisse prova di una minaccia reale.
Le informazioni raccolte non individuavano alcun piano specifico, preparazione, minaccia o comportamento violento tale da far ritenere che Al Muhsen costituisse un pericolo reale e attuale.
Il tribunale ha sottolineato che le accuse penali pendenti e la condanna di un’altra persona non potevano sostituire prove relative alla condotta individuale di Al Muhsen.
È inoltre emerso che Al Muhsen avrebbe affermato, fuori da un’aula di tribunale, di poter raggiungere la Siria in due ore se avesse voluto.
Tuttavia, tale dichiarazione era stata fatta dopo l’emissione dell’ordine di detenzione e non poteva giustificarlo retroattivamente.
Lo psichiatra non ha riscontrato un rischio elevato
Lo psichiatra consulente Mark Xuereb, che aveva esaminato regolarmente Al Muhsen per diversi mesi, ha testimoniato di non aver riscontrato alcuna evidenza di malattia psichiatrica né un rischio elevato di suicidio o autolesionismo.
Ha descritto le dichiarazioni riportate come un possibile riflesso di frustrazione, piuttosto che un’effettiva intenzione di farsi del male.
Il tribunale ha rilevato che le autorità per l’immigrazione non avevano disposto una valutazione psichiatrica prima di ordinare la detenzione di Al Muhsen.
Ha sottolineato che la detenzione amministrativa per motivi di sicurezza non può sostituire l’assistenza medica, in particolare quando non sono state considerate alternative come la supervisione psichiatrica.
Il giudice ha inoltre respinto le affermazioni secondo cui Al Muhsen presentasse un rischio concreto di fuga.
Le autorità non avevano prodotto alcuna prova di tentativi di fuga, preparativi per allontanarsi o violazioni delle condizioni della cauzione.
Al contrario, le prove dimostravano che l’uomo aveva una residenza fissa, un impiego regolare e aveva rispettato le condizioni della cauzione.
Il tribunale ha ritenuto che le autorità non avessero valutato se misure come il reporting periodico, il monitoraggio o condizioni aggiuntive della cauzione potessero adeguatamente rispondere alle loro preoccupazioni.
Ha inoltre criticato l’Immigration Appeals Board per aver in gran parte adottato il ragionamento delle autorità senza valutare adeguatamente alternative meno restrittive.
La detenzione ha violato diritti fondamentali
Il tribunale ha stabilito che l’ordine di detenzione del 17 novembre e la successiva detenzione hanno violato il diritto alla libertà di Al Muhsen ai sensi della Costituzione maltese, della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE.
Di conseguenza, ha annullato l’ordine di detenzione.
Tuttavia, il giudice ha respinto le distinte accuse di trattamento inumano o degradante e violazione della dignità, ritenendo insufficienti le prove a loro sostegno.
Poiché Al Muhsen era già stato rilasciato in base all’ordinanza cautelare, non è stato necessario un ulteriore ordine di rilascio.
Sebbene non avesse dimostrato alcuna perdita finanziaria, il tribunale gli ha assegnato 5.000 euro a titolo di danno morale.
Al responsabile principale per l’immigrazione è stato ordinato di pagare il risarcimento e le spese processuali.
La sentenza non si pronuncia sulla colpevolezza o innocenza di Al Muhsen nel procedimento penale pendente, né sull’esito del suo appello per la protezione internazionale.
Gli avvocati Jose Herrera e Martina Herrera hanno rappresentato Al Muhsen.
Fonte: Times of Malta: https://timesofmalta.com/article/man-facing-terrorism-charges-awarded-5000-unlawful-detention.1135630
Credit foto di copertina: Times of Malta