Dietro il bancone di un locale di Strada Stretta, le bariste sorridevano ai clienti, ignare che un’antica legge — risalente addirittura agli anni ’20 — le obbligava a mantenere un comportamento “moralmente corretto” sotto la supervisione del titolare. Oggi, dopo quasi un secolo, quella norma è finalmente scomparsa dai codici maltesi.
Una svolta storica, che cancella per sempre un frammento di un’epoca in cui le donne venivano controllate persino mentre servivano da bere. L’eliminazione arriva grazie a un emendamento che, nel settembre scorso, ha abrogato alcune disposizioni ormai fuori tempo, contenute nel regolamento Shops for the Sale of Wine, Beer or Spirituous Liquors (Licences, Good Order and Public Decorum).
Si tratta di una “potatura legislativa” che punta a rimuovere le norme che ancora oggi distinguono inutilmente tra uomini e donne. Tra le leggi cancellate figura anche una sezione della National Libraries Act, che imponeva alle “signore” di avere una sala di lettura separata nelle biblioteche — un dettaglio ormai assurdo, visto che oggi esiste un’unica sala per tutti.
Un tempo, le bariste di Valletta erano persino obbligate a portare con sé un medaglione o una spilla che fungeva da licenza per lavorare nei bar di Strait Street, la celebre via del divertimento frequentata dai marinai britannici della base navale del Mediterraneo.
Come racconta George Cini, autore di tre libri dedicati a quell’epoca, “le bariste di allora non erano prostitute, ma nemmeno bariste nel senso moderno del termine”. Cini, cresciuto a Valletta, spiega: “Il loro compito era attirare i clienti e spingerli a ordinare da bere.”
Quelle donne, conosciute come “sherry girls”, guadagnavano una commissione su ogni drink venduto. “Una barista particolarmente carismatica poteva arrivare a guadagnare fino a 50 lire maltesi in una buona giornata,” ricorda Cini.
La legge dell’epoca stabiliva esplicitamente: “Durante l’orario di apertura, il titolare del locale sarà responsabile della corretta supervisione e del comportamento morale delle dipendenti di sesso femminile.”
Ma non solo: se il commissario di polizia riteneva che una barista avesse violato la “moralità pubblica o la decenza” — anche fuori dall’orario di lavoro — la donna rischiava di perdere la licenza.
Un altro articolo appena abolito imponeva che una vedova, titolare di una licenza per gestire un bar, potesse assumere soltanto un’assistente donna.
A guidare questa operazione di pulizia legislativa è stata la Equality Junior Minister Rebecca Buttigieg, che da tempo lavora per eliminare ogni riferimento discriminatorio nelle leggi maltesi. “La Gender Equality and Mainstreaming Strategy and Action Plan 2022–2027, in particolare nell’Azione 1.5.2, prevede la revisione della legislazione interna per rimuovere o modificare le disposizioni che distinguono inutilmente tra uomini e donne,” ha dichiarato la sottosegretaria.
Alcune leggi, come quelle su bariste e sale di lettura per signore, sono state eliminate con una semplice dichiarazione ministeriale (legal notice), ma altre richiedono l’approvazione del Parlamento.
Proprio martedì, un disegno di legge ha superato la prima lettura in Parlamento. Tra i cambiamenti previsti, l’abolizione del riferimento alla “dote” in una norma risalente al 1895. La dote, ormai un’istituzione abolita, rappresentava il denaro o i beni che la famiglia della sposa offriva allo sposo o alla sua famiglia al momento del matrimonio.
Il governo ha inoltre proposto di modificare la Malta Government Savings Bank Ordinance, che oggi consente solo al padre o al tutore di un minore di vietare prelievi dai conti dei figli.
Ulteriori articoli del Code of Organisation and Civil Procedure, del Commercial Code e del Civil Code utilizzano ancora termini di genere come “autorità paterna”, “salesmen” e “workman”.
“Questi termini possono essere facilmente sostituiti con espressioni neutre, allineando così il linguaggio giuridico agli standard contemporanei di inclusione,” ha concluso Buttigieg.
Foto: George Cini
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