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Malta truffa da un milione: chat segrete incastrano giovane di St Paul’s Bay

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Un intrigo scioccante, fatto di inganni digitali, identità mascherate e milioni svaniti nel nulla: è quanto emerso in aula mercoledì, quando una raffica di chat compromettenti ha svelato i retroscena di una presunta truffa bancaria orchestrata con freddezza chirurgica. Al centro della vicenda, Tammy Caruana, 25 anni, residente a St Paul’s Bay, accusata di aver raggirato circa 200 persone sottraendo loro un totale impressionante di 1 milione di euro. La giovane si dichiara non colpevole.

Tra dettagli inquietanti e tecniche sofisticate, il tribunale ha ascoltato come i truffatori riuscissero a imitare perfettamente le banche, manipolando numeri di telefono e costruendo pagine fasulle per ingannare le vittime. Un sistema tanto elaborato quanto spietato, che ha lasciato dietro di sé una lunga scia di vittime e interrogativi.

La prima a testimoniare è stata l’ispettore Claire Vella Borg, in servizio presso il Financial Crimes Investigation Department. Ha spiegato che nel 2025 la polizia ha inoltrato diverse richieste ai fornitori locali di telefonia mobile per ottenere dati sulle chiamate e sui profili degli utenti. Go Plc ha fornito un file Excel contenente queste informazioni. Un numero di cellulare, pur non essendo registrato a nome di Caruana, risultava collegato al conto Revolut da lei utilizzato.

A seguire, ha preso la parola Charmaine Galea Triganza, Fraud Prevention Specialist presso Go Mobile, che ha illustrato il fenomeno del Call Line Identification Spoofing (CLI): una tecnica fraudolenta che consente ai chiamanti di falsificare le informazioni mostrate sul display del destinatario per nascondere la propria identità.

La testimone ha spiegato che, in qualità di operatore telefonico, l’azienda è in grado di bloccare tali chiamate. Nei dati presentati in aula compariva un numero locale indicato come incoming carrier, ma non era possibile stabilire con precisione l’origine reale della chiamata. Paragonando il processo alla spedizione di un pacco, ha chiarito che, se un invio parte dalla Cina, passa per la Germania, poi per l’Italia e infine arriva a Malta, si vedrebbe solo il tratto Italia-Malta. Questo tipo di chiamate non può essere effettuato tramite linee fisse, e tali tentativi sono stati bloccati grazie alla collaborazione tra Go e Malta Communications Authority (MCA). Tuttavia, con i numeri mobili la situazione cambia: se una persona chiama dall’Italia verso Malta, il carrier apparirà italiano e quindi non potrà essere bloccato. I truffatori utilizzavano numeri molto simili a quelli delle banche, spesso con una cifra in più o in meno. Per gli SMS, la situazione risulta ancora più complessa.

Un agente della Cybercrime Unit ha riferito di aver partecipato a una perquisizione a Qrendi, durante la quale sono stati sequestrati dispositivi elettronici. L’analisi di un iMac e di un laptop Apple ha rivelato prove cruciali: link per l’invio di SMS da computer a dispositivi mobili, applicazioni per mascherare l’identità, strumenti VPN, trasferimenti bancari e ricerche di lavoro legate ai call center. È emerso anche che l’utente del laptop aveva cercato frasi come “what is 15% of €1,000?”.

L’agente ha spiegato che l’infrastruttura Apple consente la sincronizzazione tra dispositivi, permettendo così di collegare tutte le informazioni. Dalle chat Messenger di Caruana, la polizia ha individuato potenziali seed phrases, sequenze di parole casuali necessarie per accedere o recuperare criptovalute.

L’imputata non ha fornito le password dei suoi dispositivi.

Vella Borg è poi tornata a testimoniare, spiegando che, sebbene Caruana non abbia collaborato fornendo le password, la polizia è riuscita comunque a sbloccare un iPhone 16. Dall’analisi è emerso che la giovane aveva detto alla madre di guadagnare 5.000 euro al mese. Ad altri raccontava di lavorare con qualcuno nel campo delle criptovalute, dalle 8:30 alle 13:30, guadagnando tra 1.000 e 2.000 euro a settimana.

A un’altra persona aveva dichiarato di essere segretaria in un’azienda e di occuparsi dei clienti.

Le indagini hanno rivelato anche ricerche su percentuali applicate a diverse somme, come il 30% di 7.000 euro.

Dall’iPhone 16 sono state estratte numerose prove, tra cui due seed phrases associate a due wallet: il primo con transazioni in entrata per un totale di 12.268 dollari, il secondo con oltre 82.000 dollari.

L’ispettore ha poi analizzato alcune chat che illustrano il funzionamento del sistema. Una conversazione, creata all’inizio dell’anno, suggerisce che una precedente sia stata cancellata. Dai messaggi emerge che Caruana riceveva istruzioni e dati sulle vittime, le contattava telefonicamente e creava pagine web simili a quelle bancarie. Prima di agire, il gruppo effettuava test e discuteva le somme da sottrarre.

Vella Borg ha evidenziato anche tensioni e litigi tra Caruana e i suoi complici, soprattutto quando le transazioni fallivano.

È emerso inoltre che, una volta scoperto che una vittima possedeva un conto aziendale, Caruana avrebbe detto: “let’s get more”.

Nelle chat, la giovane si lamentava di voler guadagnare di più.

Non sono mancati scontri accesi: in una registrazione vocale riprodotta in aula, Caruana afferma di aver spiegato “55 times” ma che la vittima “did not know how to press a fucking button”.

È stato anche mostrato un video che documenta una truffa in corso ai danni di una persona in Turchia.

In aula sono stati presentati anche screenshot dei messaggi di prova che venivano poi inviati alle vittime.

Il caso proseguirà nel corso di questo mese.

A presiedere il procedimento è il magistrato Lara Lanfranco.

I legali Mauro Abela e Marica Ciantar rappresentano l’accusa, assistiti dall’ispettore Claire Vella Borg.

Gli avvocati Roberto Spiteri e Franco Galea difendono l’imputata. Gli avvocati Stefano Filletti e Maria Lisa Buttigieg rappresentano rispettivamente BOV e BNF.

Foto: Facebook

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