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Malta

Malta caos in aula: Procura tenta di fermare il giudice a un passo dalla sentenza

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Colpo di scena in tribunale: poche ore prima che il giudice pronunciasse la tanto attesa sentenza sull’estradizione del presunto hacker Daniel Joe Meli, la Procura Generale ha fatto richiesta shock di ricusazione del giudice stesso. A finire nel mirino, nientemeno che Mr Justice Giovanni Grixti, responsabile dell’appello presentato proprio dalla Procura. Il caso, già complesso, assume ora tinte ancor più esplosive.

Un dettaglio sconcertante ha contribuito ad accendere la miccia: la settimana scorsa, prima ancora che venissero ascoltate le arringhe finali dell’accusa e della difesa, il giudice avrebbe iniziato a leggere la sentenza. Martedì, Mr Justice Grixti ha fermato tutto: il procedimento è stato sospeso in attesa che venga deciso se la richiesta di ricusazione sia fondata.

Secondo la difesa, guidata dall’avvocato Franco Debono, l’istanza presentata dalla Procura è priva di qualsiasi riferimento giuridico concreto. Debono ha sottolineato che le procedure di estradizione sono di natura speciale e dovrebbero essere trattate con urgenza. A suo dire, durante l’udienza della settimana precedente si è creata una “falsa percezione” sul fatto che l’udienza fosse riservata alla sentenza o meno. Tuttavia, il giudice avrebbe poi chiarito che si trattava della fase finale delle arringhe e ha effettivamente ascoltato le parti.

“Se avevano problemi con il giudice, dovevano sollevarli in quel momento, non ora”, ha dichiarato con fermezza Debono. Ha aggiunto che “la Procura ha fatto bene a richiamare l’attenzione della corte”, ma ha comunque presentato la sua argomentazione poco prima della sentenza, senza un fondamento legale valido. Meli, ha sottolineato il legale, “ha già vissuto una serie di complicazioni” che renderebbero inaccettabile un’ulteriore dilazione.

L’avvocato della Procura Sean Xerri De Caro ha ribattuto con forza, affermando che “la giustizia non deve solo essere fatta, ma anche apparire tale”. Ha citato il Code of Organisation and Civil Procedure, sostenendo che un giudice può essere ricusato se ha dato consulenze, scritto o svolto attività collegate al caso. Ha poi portato esempi di giurisprudenza simile.

A quel punto, la corte è intervenuta e ha chiesto chiarimenti più precisi all’avvocato. “Il giudice aveva già cominciato a leggere la sentenza. Che sia stata letta tutta o meno, era già scritta”, ha dichiarato Xerri De Caro, richiamando anche la Costituzione e il diritto a un processo equo.

Debono, però, ha risposto seccamente: la Procura “sta citando erroneamente la legge” nel tentativo di cercare appigli per una ricusazione infondata. “Se la corte accoglie la richiesta della Procura, tutto dovrà ripartire da zero”, ha avvertito. Secondo la difesa, la norma citata dalla Procura non si applica al caso, dato che il giudice non ha mai esercitato come avvocato nel procedimento in questione.

Anche l’avvocato Arthur Azzopardi ha formalizzato un’obiezione alla richiesta della Procura, sostenendo che “non ha alcun fondamento giuridico”.

Dalla parte dell’accusa, Daphne Baldacchino ha ribadito che il principio del giusto processo vale per entrambe le parti. “La sentenza avrebbe dovuto essere scritta solo dopo le arringhe finali”, ha affermato.

Debono ha concluso sottolineando che “la sentenza viene scritta quando il giudice lo ritiene opportuno e non sono le parti a decidere il momento”.

Il caso è stato aggiornato a mercoledì mattina, quando la corte si pronuncerà sulla richiesta di ricusazione.

Foto: [Archivio Times of Malta]

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