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Attualità

Taruffi (Pd): «Non ci presenteremo divisi». Sul programma: «Ma che zero!»

Taruffi (Pd) indica due novità dal congresso del 2023: unità nel partito e maggiore chiarezza nella linea politica. Sulle alleanze, il Pd non si presenterà diviso.

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Roma, 19 ottobre 2026 – Igor Taruffi, emiliano di Porretta Terme, responsabile organizzazione del Pd e braccio destro della segretaria Elly Schlein, in un’intervista indica due novità nel partito dal congresso del 2023: una reale unità e una maggiore chiarezza nella linea politica.

Unità del partito e candidatura di Schlein

Secondo Taruffi, dal congresso del 2023 il partito ha vissuto due novità. La prima è una reale unità, forse non predicata ma di sicuro praticata, anche da chi, pur non avendo vinto, dal giorno dopo ha lavorato con la segretaria e non contro. La seconda è una maggiore chiarezza nella linea politica, che ha portato all’assemblea di oggi e alla proroga, approvata all’unanimità, per la segretaria, evitando un congresso che avrebbe allontanato dalle priorità del momento.

Schlein si è candidata ufficialmente a Palazzo Chigi. Taruffi ricorda che lo statuto prevede che il candidato premier del Pd sia la segretaria, e che ciò avviene anche in caso di primarie. Alla domanda se per la platea piena di oggi siano stati fatti dei «buttadentro», Taruffi risponde di no: la platea di oggi fa il paio con la folla che ha applaudito la segretaria alla chiusura della festa dell’Unità nazionale a Reggio Emilia.

Alleanze, primarie e programma

Taruffi sostiene che Conte e Schlein si sentano e si vedano più spesso di quanto venga raccontato, e cita come prova le alleanze costruite sui territori a partire dalle elezioni regionali e comunali. Pur dichiarandosi «non convinto, ma strasicuro», afferma che ci presenteremo uniti alle elezioni. Sulle primarie, se ci saranno, saranno «una festa di popolo», e chi vi parteciperà sosterrà alle elezioni vere chi le avrà vinte.

Riguardo a Renzi, che ha ribadito di non essere nel campo largo ma che divisi non si vince, Taruffi afferma che non ci si presenterà divisi e che quanto avvenuto nel 2022 non potrà più succedere. Sarà trovata una forma di alleanza: come alle Amministrative, dove le forze del campo largo si sono presentate insieme a quelle riformiste. Più delle etichette, secondo Taruffi, bisognerà chiarire la parte programmatica e la visione di Paese che si vuole offrire agli italiani.

Sul programma, Taruffi replica «Ma che zero!». Il punto di partenza sono le tante proposte di legge presentate insieme in questi anni, dal lavoro alla sanità, all’energia. È stata inoltre presentata una risoluzione comune con 21 punti in comune tra Pd, M5S, Avs, +Europa e Iv sui temi economico-sociali.

Sull’Ucraina, Taruffi riferisce che nell’ultimo passaggio parlamentare i testi presentati dalle opposizioni sono stati votati separatamente, ma con astensioni reciproche: un primo segnale di vicinanza. Aggiunge che la politica estera non si esaurisce nel sostegno a Kiev e che su molte altre questioni le opposizioni sono d’accordo.

Quanto alla legge elettorale, Taruffi ritiene che il centrosinistra possa giocarsi la partita: i risultati lo indicano, in un quadro internazionale in cui, eccetto la Spagna, la destra è in forte ascesa negli altri Paesi. Secondo lui, il governo nel 2026 ha avuto come unica priorità quella di cambiare le regole del voto.

Se fosse al governo, dice Taruffi, il centrosinistra si sarebbe occupato delle grandi questioni economico-sociali portate sul palco dell’assemblea: autotrasportatori, agricoltori, studenti e categorie colpite da una crisi «tremenda». Ricorda che da 34 mesi consecutivi cala la produzione industriale e che i salari reali sono scesi dell’8%.

Fonte: https://partitodemocratico.it/taruffi-a-qn-ora-al-voto-al-piu-presto-il-paese-non-puo-aspettare/

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