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Malta obbligazioni a rischio: lo spettro del default scuote i risparmiatori

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La Borsa di Malta.

Il mercato obbligazionario locale sta vivendo settimane di autentica tempesta finanziaria. Sempre più emissioni quotate vengono osservate con sospetto: il timore, sempre meno velato, è che alcune possano non riuscire a restituire il capitale a scadenza, scivolando in un clamoroso default.

Era un rischio annunciato, che le autorità di politica finanziaria e i regolatori avrebbero dovuto prevedere – e prevenire – molto tempo fa. Ma ora lo spettro delle insolvenze incombe davvero.

Adottare l’atteggiamento rinunciatario del ministro delle Finanze Clyde Caruana, o liquidare la situazione con la spiegazione banale di un broker secondo cui i default sarebbero solo il frutto della crescita del mercato obbligazionario, non basta. La realtà è molto più scomoda.

Numerose società hanno sfruttato il mercato obbligazionario per evitare l’ostacolo delle banche: istituti troppo severi e diffidenti verso progetti finanziari fragili. Le obbligazioni sono diventate la scorciatoia preferita da chi non riusciva a presentare proposte bancabili, approfittando della minore sofisticazione degli investitori privati locali rispetto agli esperti di credito.

Il risultato? Contrariamente a quanto crede la maggioranza dei risparmiatori al dettaglio, molte obbligazioni maltesi sono rischiose, appoggiate su capitali esigui e su livelli di indebitamento vertiginosi. Spesso vengono rimborsate alla scadenza con nuove emissioni, ossia nuovo debito per ripagare il vecchio: un gioco al massacro.

Ancora più allarmante è il caso delle cosiddette “obbligazioni garantite”: nella pratica, le garanzie sono spesso difettose e molto più deboli di quelle che pretenderebbe una banca.

Questo fenomeno si è diffuso perché il mercato locale è popolato soprattutto da risparmiatori inesperti, in larga parte pensionati, attratti da cedole più alte rispetto ai depositi bancari. Persone con liquidità disponibile, che vedono nei bond una speranza di integrare la pensione, senza rendersi conto dei rischi sottostanti.

Gli emittenti hanno colto al volo questa opportunità: un bacino d’oro, composto da investitori pronti a farsi sedurre dalle promesse di rendimento, spesso ignari delle conseguenze.

Durante il processo di approvazione delle emissioni, la Listing Authority viene sommersa dalle pressioni: eserciti di contabili, revisori, consulenti finanziari, stockbroker e avvocati – senza contare le spinte politiche – cercano di strappare le condizioni più vantaggiose per i debitori, non certo per i risparmiatori.

Nessuno ha il compito ufficiale di difendere gli interessi degli investitori, se non la Listing Authority stessa, lasciata sola. Persino i Security Trustee, quando presenti, non hanno potere di contrattare migliori garanzie: se ci provano, vengono subito sostituiti con figure più “compiacenti”.

Per evitare il collasso di fiducia nel mercato, servono riforme radicali. Paul Bonello propone una serie di misure concrete, pensate per restituire stabilità e serietà al mercato obbligazionario maltese.

Proposta 1: Condizioni standard per le “obbligazioni garantite”
Molti risparmiatori credono che le obbligazioni “secured” siano quasi prive di rischio. Ma spesso è un’illusione. Un’obbligazione non garantita, ma sostenuta da bilanci solidi, è più sicura di un titolo formalmente garantito da un debitore traballante.
Bonello invoca criteri bancari severi: ipoteche di primo grado, divieto di ulteriori vincoli sui beni ipotecati, rinuncia ai privilegi dei costruttori e assicurazioni obbligatorie a favore dei Security Trustee. Inoltre, il valore dell’immobile posto a garanzia dovrebbe superare di almeno il 50% il capitale raccolto, perché in caso di vendita forzata il prezzo reale sarebbe molto più basso di quello teorico.
E casi come le “garanzie” costituite da azioni di società private estere dovrebbero essere banditi: per l’investitore, sono una trappola senza via d’uscita.

Proposta 2: Vincolare l’uso dei fondi
Non più storie di bond emessi con uno scopo, ma utilizzati per tutt’altro. Bonello suggerisce che la Listing Authority obblighi gli emittenti a nominare un Security Trustee incaricato di vigilare sul corretto impiego dei proventi, anche per le emissioni non garantite. Ogni cambio di destinazione dovrebbe essere vietato.

Proposta 3: Stop alle obbligazioni non quotate alla MSE
Emissioni pubbliche non quotate alla Malta Stock Exchange hanno già fatto capolino sul mercato. Ma senza regole di quotazione, l’investitore entra in un territorio pericoloso e opaco. La liquidità è minima e chi vuole vendere è costretto a rivolgersi all’emittente, al prezzo imposto da quest’ultimo.
Nonostante gli avvisi nei prospetti, persino queste emissioni rischiose sono state spesso sovrascritte. Per Bonello, la MFSA dovrebbe sfruttare i poteri previsti dalle direttive europee MiFID e MiFIR per vietare del tutto queste pratiche.

Proposta 4: Regole più severe sulle obbligazioni subordinate
Le banche maltesi hanno riempito il mercato di obbligazioni subordinate, strumenti rischiosi che possono essere cancellati o convertiti in azioni in caso di crisi. I piccoli risparmiatori le acquistano attratti da un interesse leggermente più alto, ma senza capire che in caso di problemi possono perdere tutto, come accaduto in Italia, Portogallo e Spagna.
Dal 2021 l’UE ha imposto nuove tutele, tra cui il divieto di vendere subordinati a chi ha patrimoni troppo piccoli, limitando l’esposizione al 10% del portafoglio per clienti con meno di €500.000. Malta, però, non ha adottato questa misura, fermandosi al requisito minimo di €10.000 per l’investimento iniziale.
Secondo Bonello, la MFSA ha tradito il suo compito di proteggere i consumatori. Lasciare che investitori inesperti possano concentrare troppi risparmi in questi strumenti è un errore gravissimo, aggravato dal fatto che le stesse banche li collocano ai propri clienti.

La protezione dei risparmiatori non può arrivare dopo il disastro, avverte Bonello: bisogna agire ora, prima che Malta conosca il suo primo grande scandalo obbligazionario.

Paul Bonello è Managing Director di Finco Treasury Management Ltd, ma scrive questo articolo esclusivamente a titolo personale.

Foto: Matthew Mirabelli

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