Necessario: un modello economico rinnovato

Dovremmo prendere in considerazione misure che mettano i rendimenti sociali e ambientali allo stesso livello di quelli finanziari ed economici. 

La recente dichiarazione del ministro delle Finanze, secondo cui il mantenimento dell’attuale modello economico potrebbe portare la popolazione di Malta a 800.000 abitanti entro il 2040, ha certamente attirato l’attenzione di molti.

Sebbene non ci sia nulla di nuovo nella crescente messa in discussione del nostro modello economico, è l’affermazione provocatoria secondo cui questo modello potrebbe portare a un aumento vertiginoso della popolazione che ha comprensibilmente, e probabilmente intenzionalmente, provocato un tumulto pubblico.

Siamo pronti ad affrontare seriamente la necessità di un modello economico rinnovato o ci rassegniamo ad ascoltare infiniti appelli senza intervenire? Il tema rimane oscurato nella vaghezza, con più domande che risposte. Anche se le questioni rimangono profondamente radicate, il momento delle decisioni è ormai lontano.

Per cominciare, dobbiamo allineare i nostri pensieri su come interpretare la prosperità economica e il progresso sociale. Di fronte a metriche contrastanti, è la crescita del PIL, il numero di immobili venduti, il livello di spesa pubblica, gli investimenti nelle infrastrutture stradali o cosa? Le statistiche vengono ripetutamente diffuse e hanno il chiaro scopo di sottolineare i nostri progressi.

Al contrario, molti contrappongono a queste considerazioni quantitative quelle qualitative, citando le preoccupazioni sulla qualità della vita, l’eccessivo sviluppo e l’erosione del paesaggio, la congestione del traffico, la pressione sul costo della vita e altro ancora.

Di fronte a questo coro crescente, non è forse opportuno prendere in considerazione politiche di più ampio respiro volte a costruire anche un’economia del benessere, sottolineando così la natura reciprocamente rafforzativa del benessere e della crescita economica? Per quanto ci sforziamo di promuovere una maggiore crescita, non dovremmo considerare anche misure per una crescita inclusiva, in cui i rendimenti sociali e ambientali siano posti allo stesso livello di quelli finanziari ed economici?

Abbiamo bisogno di una visione economica che sostenga la coerenza delle politiche, integrando le sinergie intersettoriali e orientando meglio il governo verso gli obiettivi prefissati. A questo proposito, le parti interessate dovrebbero collaborare alla definizione di un quadro normativo adeguato, mentre la legislazione, laddove necessario, dovrebbe essere aggiornata per definire meglio le priorità delle imprese e della società.

Rilevante è anche la nostra Politica nazionale per l’occupazione 2021-2030, una “politica progettata per consentire e sostenere i datori di lavoro che investono nelle loro attività per creare posti di lavoro più numerosi e meglio retribuiti”. Anche se questa politica intende “sostenere il Paese nel suo percorso verso il futuro”, rimane eccessivamente sbilanciata verso l’approccio tradizionale, con un’attenzione inadeguata agli indicatori di benessere.

Al contrario, quante volte abbiamo sentito annunciare nuovi progetti di investimento con annunci di nuovi posti di lavoro, quando la linea di misura dovrebbe concentrarsi più sulla competitività derivante da tali investimenti, insieme alla qualità, piuttosto che alla quantità dei posti di lavoro.

Inoltre, perché sembra che si rifugga dal riconoscere che gli investimenti in tecnologia e automazione possono tradursi in una diminuzione dei posti di lavoro? Anche se bisogna aggiungere che spesso sono meglio retribuiti. Questo stigma non solo deve essere eliminato, ma anche trattato come un obiettivo auspicabile, considerando la ristrettezza del nostro mercato del lavoro.

Oltre alle considerazioni sull’importazione di manodopera per ampliare la nostra forza lavoro, continuiamo a non introdurre misure decisive per incoraggiare un maggior numero di cittadini a rimanere nel mondo del lavoro oltre l’età della pensione.

Sentiamo ripetutamente parlare dell’importanza di investire nell’economia verde e dei posti di lavoro che ne derivano, nonché della necessità di passare a un’economia a zero emissioni di carbonio; tuttavia, offriamo incentivi inadeguati per aiutarci davvero a intensificare le nostre azioni e a raggiungere gli obiettivi ormai impellenti.

Dobbiamo anche affrontare la questione del ridimensionamento del settore pubblico, tanto più che ora promuoviamo l’efficienza attraverso varie riforme dei servizi pubblici nell’ambito di un e-government guidato dalla tecnologia. Questo rimane un settore, soprattutto all’interno di alcuni enti pubblici, il cui reale numero statistico viene ancora in parte camuffato attraverso un impegno creativo, come il distacco/appalto di lavoratori tramite agenzie di reclutamento private.

Fondamentalmente, dobbiamo tutti riconoscere che un mercato del lavoro strutturalmente rigido è più un problema strategico che un risultato economico e prima lo riconosciamo tutti, meglio è.

La nostra economia sta attraversando un processo di cambiamento dirompente guidato dalle tecnologie che stanno ridefinendo i mercati e i posti di lavoro, offrendo anche l’opportunità di rivedere le aspettative della società nei confronti delle imprese. Ma, attraverso le nostre incessanti deliberazioni e l’inazione, stiamo semplicemente lasciando che il cambiamento faccia il suo corso, invece di anticipare e aggiornare le nostre politiche economiche?

Per portare a termine il lavoro occorrono anche capacità di leadership e manageriali. È necessario garantire che la giusta direzione si diffonda in tutto il Paese e si rifletta in una cultura forte che incoraggi la sfida critica, sia interna che esterna, passando da una visione “dall’interno all’esterno” a una prospettiva “dall’esterno all’interno”.

Questo richiede anche un cambiamento culturale, un pensiero a più lungo termine che ci renda capaci di affrontare questioni intergenerazionali che vadano oltre la portata dei cicli elettorali.

Dobbiamo mettere in moto un’economia per il progresso della società e non semplicemente per la crescita economica. Questo è essenziale per concettualizzare in modo esaustivo la nostra visione e tradurla in una realtà che sia le imprese che il pubblico in generale possano meglio comprendere e, in ultima analisi, beneficiare.