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Malta il rischio invisibile che svuota le aziende

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Un’analisi della resilienza della conoscenza basata su uno studio di caso che utilizza la Knowledge Fabric Technology.

Le aziende vivono e respirano grazie alla conoscenza custodita nelle menti dei loro dipendenti. Ma quando una figura chiave se ne va, l’impatto può essere devastante: un team può perdere tra il 20% e il 48% della propria efficienza, e servono mesi — a volte anni — per tornare ai livelli precedenti. Ecco perché la conoscenza è il bene più prezioso di un’azienda… ma, se non protetta, può trasformarsi rapidamente nella sua più grande vulnerabilità.

Per anni, la protezione della conoscenza si è basata su approcci tradizionali: manuali, procedure, note di passaggio di consegne. Strumenti utili, certo, ma incapaci di catturare ciò che le persone sanno davvero. Gran parte di ciò che rende un’azienda efficace vive nelle decisioni, nella capacità di risolvere problemi e nella collaborazione quotidiana.

Queste azioni si fondano soprattutto sulla “conoscenza tacita”, una miscela potente di esperienza, intuito e relazioni. Le ricerche dimostrano che fino all’80% della conoscenza strategicamente più preziosa di un’azienda è tacita e, sorprendentemente, impossibile da documentare.

La conoscenza tacita emerge nei momenti di giudizio, quando qualcuno semplicemente “sa” qual è la soluzione, o percepisce che un progetto sta deragliando prima ancora che i numeri lo confermino. Il neuroscienziato Antonio Damasio ha definito questo fenomeno l’effetto del marcatore somatico: il nostro cervello collega esperienze ed emozioni passate per guidare decisioni future, spesso più velocemente del ragionamento consapevole. È questa intelligenza incarnata che permette ai professionisti esperti di prendere decisioni corrette sotto pressione — ed è anche la forma di conoscenza più difficile da registrare o sostituire.

Anni di ricerca all’University of Malta hanno indicato la necessità di un cambio radicale di mentalità: spostare l’obiettivo dalla documentazione della conoscenza alla sua resilienza. Invece di chiederci “Come possiamo catturare tutto ciò che le persone sanno?”, la domanda giusta diventa “Come possiamo rendere la nostra conoscenza più resiliente?”.

Questa prospettiva trasforma la protezione della conoscenza in una sfida di sistema, non di archiviazione. Significa comprendere come la conoscenza fluisce tra persone e team, quanto dipendiamo dai singoli individui e dove possiamo rafforzare la continuità attraverso collaborazione e condivisione del sapere.

Il futuro sta nel permettere alla conoscenza di fluire, adattarsi e rinnovarsi.

Grazie al supporto del TakeOff Seed Fund Award e del Technology Development Programme di Xjenza Malta, abbiamo sviluppato una nuova tecnologia che incarna questo nuovo modo di pensare: Knowledge Fabric. Analizzando le interazioni dei dipendenti con gli strumenti digitali che utilizzano ogni giorno, la tecnologia consente alle organizzazioni di vedere dove — e con chi — risiede la loro conoscenza critica.

Individua i rischi, suggerisce strategie di mitigazione e rafforza la resilienza nel tempo. Questo significa che, quando qualcuno lascia l’organizzazione, il tessuto della conoscenza interna può auto-rigenerarsi in modo più rapido ed efficace.

In un’epoca in cui le persone cambiano ruolo e azienda più spesso che mai, proteggere la conoscenza non può più basarsi solo su documenti e processi. Il futuro è aiutare la conoscenza a fluire, adattarsi e rinnovarsi. È così che nascono aziende non solo informate, ma davvero resilienti dal punto di vista operativo.

Per maggiori informazioni, visitate www.knowledgefabric.io o contattateci all’indirizzo hello@knowledgefabric.io.

Mark Micallef è professore associato presso il Dipartimento di Computer Science, University of Malta.
Chris Porter è professore associato presso il Dipartimento di Computer Information Systems, University of Malta.

Foto della settimana

Un’esibizione orchestrale riunisce oltre 70 specialisti, ognuno con anni di conoscenza tacita e più di 10.000 ore di pratica. Suonano insieme in perfetta sintonia senza alcuna comunicazione verbale. Basta che manchi una sola parte e l’intera performance cambia.

Sound Bites

• Gli esseri umani possono letteralmente leggere le intenzioni negli occhi degli altri. Minuscoli movimenti oculari trasmettono segnali che il nostro cervello decodifica per percepire pensieri ed emozioni altrui, spiegando perché uno sguardo può sembrare così significativo. Comprendere questo processo potrebbe migliorare il supporto alle persone con difficoltà di comunicazione sociale, come l’autismo.

• Gli scienziati hanno finalmente mappato ciò che accade nel cervello durante uno “stato di flow”, quella sensazione di totale immersione e creatività senza sforzo. Uno studio pubblicato su Neuropsychologia ha scoperto che specifiche aree cerebrali si sincronizzano per silenziare l’autocritica e aumentare la concentrazione, spiegando perché il tempo sembra svanire quando siamo “nella zona”.

Per altri soundbites, ascolta Radio Mocha su www.fb.com/RadioMochaMalta/.

LO SAPEVI?

• Quando un dipendente esperto lascia l’azienda, le imprese perdono tra il 50% e il 150% del suo salario annuo in termini di produttività persa, reclutamento e riqualificazione.

• La memoria organizzativa (OM) è considerata un asset fondamentale per le aziende e sostiene la loro durata e continuità. Senza di essa si può cadere nell’“amnesia aziendale”, che si verifica quando l’OM non viene protetta e il valore dell’esperienza passata va perduto. Questo concetto si basa sul lavoro di Arnold Kransdroff.

• Al momento, l’AI non è in grado di catturare efficacemente la conoscenza tacita, perché questa risiede in intuizioni, esperienze, relazioni, memoria muscolare e cultura — elementi che non possono essere facilmente documentati o dedotti. Knowledge Fabric esplora e valorizza le relazioni e le competenze che emergono dall’attività quotidiana.

Per altre curiosità, visita www.um.edu.mt/think.

Chris Porter
Mark Micallef

Foto: KnowledgeFabric/UM
Foto: Larisa Birta/Unsplash

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