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Italia

Export e Sud, la visione di Andrea Prete: “Abbiamo basi eccellenti, ora serve fare squadra”

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Nel panorama sempre più competitivo dell’economia globale, l’Italia guarda a Sud per rilanciare il proprio ruolo sui mercati internazionali. È quanto emerso durante la 34ª Convention mondiale delle Camere di commercio italiane all’estero, dove Andrea Prete, Presidente di Unioncamere, ha delineato una strategia chiara per rafforzare il legame tra imprese locali e mercati esteri, con particolare attenzione ai territori del Mezzogiorno.

“Le Camere di Commercio sono radicate in tutti i territori e conoscono a fondo le esigenze delle imprese locali”, ha spiegato Prete. “Il nostro compito è supportarle, in particolare le realtà più piccole, accompagnandole nella transizione digitale e ambientale, ma soprattutto nei percorsi di internazionalizzazione, che sono sempre stati una delle nostre principali aree d’intervento.”

Il Sud Italia, spesso percepito come un’area economicamente fragile, viene invece indicato come una risorsa chiave ancora poco valorizzata. “Dobbiamo aumentare il numero di imprese che esportano”, ha aggiunto Prete, “perché il nostro Paese, già tra i primi al mondo per volume di export, ha tutte le carte in regola per crescere ancora. Le eccellenze del made in Italy rappresentano una vera e propria carta d’identità nel mondo: prodotti e servizi italiani sono riconosciuti ovunque per qualità e innovazione.”

Per raggiungere l’obiettivo indicato dal Governo – 700 miliardi di euro di export nei prossimi anni – sarà fondamentale la collaborazione tra tutte le istituzioni coinvolte. Secondo Prete, questa sinergia è già in atto e sta producendo risultati concreti: “Fare squadra è essenziale. Le Camere di Commercio sono pronte a fare la loro parte, rafforzando il legame tra imprese e mercati esteri. Siamo ottimisti: il traguardo è ambizioso, ma alla portata.”

Il sistema camerale si conferma dunque un alleato strategico per la crescita economica italiana, con un’attenzione particolare al rilancio del Sud, che potrebbe trasformarsi da area svantaggiata a leva competitiva per l’intero Paese.

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