Si è svolto un incontro nell’ambito dell’aggiornamento intermedio delle Prospettive economiche. L’incontro, dal titolo “Dalla resilienza alla crescita di lungo periodo: alcune priorità per guidare le sfide future dell’Italia”, è stato aperto dal presidente del CNEL, Brunetta, cui ha fatto seguito l’intervento del capo economista dell’OCSE.
Brunetta ha dichiarato di condividere il giudizio positivo dell’OCSE sull’Italia. Secondo il presidente del CNEL, il Paese è resiliente e credibile: ha superato la crisi pandemica, ha rafforzato la propria reputazione sui mercati e ha ridotto lo spread. Ha inoltre ricordato l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che a suo giudizio ha funzionato e ha cambiato la pubblica amministrazione, e il raggiungimento di un’occupazione oltre i 24 milioni. Restano nodi strutturali, ma la tendenza, come indica l’OCSE, è positiva.
Brunetta ha sottolineato che le sfide decisive vanno oltre i confini nazionali. Lo shock energetico e l’inflazione che ne deriva colpiscono tutti i Paesi europei. Sicurezza, energia e prezzi richiedono strategie europee, perché nessuno Stato può affrontarli da solo con la stessa efficacia. Nel 2020 l’Unione ha risposto alla pandemia con un “momento Hamilton” e con Next Generation EU, e la stessa Europa, a suo dire, deve essere capace di vincere anche l’inflazione.
Flessibilità contro l’inflazione, l’Europa faccia presto
Brunetta ha definito la flessibilità su sicurezza ed energia, già autorizzata dal Parlamento con lo scostamento, un primo passo importante, ma non sufficiente da sola. Ha condiviso la richiesta del governo italiano di una seconda flessibilità per contrastare l’inflazione, nel pieno rispetto delle regole del nuovo Patto di stabilità. Secondo Brunetta, la regola del Patto è quella della spesa netta, e gli aumenti automatici legati all’inflazione, determinati dalla congiuntura e indipendenti dalle scelte degli Stati, non dovrebbero ricadere sugli Stati stessi. Nella lettera del 1° ottobre a Ursula von der Leyen, Giorgia Meloni ha indicato nel 20,4 per cento del PIL la spesa italiana direttamente esposta all’inflazione.
Per Brunetta il fattore decisivo è il tempo. Durante la pandemia l’Europa ha trovato le risposte in pochi mesi; se l’inflazione da offerta rischia di trasformarsi in recessione, attendere la recessione per mettere in campo la stessa capacità di intervento sarebbe un errore. Ha richiamato le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che venerdì, al vertice del gruppo Arraiolos in Slovenia, ha chiesto all’Unione modalità di decisione più snelle e veloci.
Secondo Brunetta, la pandemia di oggi si chiama inflazione, ed è un’inflazione da offerta, non da domanda. La pandemia è stata uno shock recessivo, mentre lo shock di oggi è geostrategico e si è costruito nel tempo, dalla guerra in Ucraina a quella con l’Iran, con le tensioni su Hormuz. L’Italia non è in recessione, anche grazie al PNRR, e proprio per questo l’Europa non deve attendere per mettere in campo la flessibilità.
Brunetta ha espresso il massimo rispetto per la Banca centrale europea, che sta facendo il suo dovere con rialzi di 25 punti base. Se l’Unione non interviene, però, la politica monetaria resta l’unica leva, e su un’inflazione da offerta il rischio è di trasformarla in recessione.
L’OCSE stima per l’Italia una crescita dello 0,9 per cento quest’anno e dello 0,6 nel 2027. Secondo Brunetta, questa crescita verrebbe compromessa, e con essa la sostenibilità dei conti pubblici. Alzare i tassi di fronte a un’inflazione da offerta, ha affermato, è come prescrivere un antibiotico quando servirebbe un antipiretico: si rischia di deprimere l’economia senza agire sulle cause.
Lo shock da offerta, secondo Brunetta, mette in luce l’assenza di un vero mercato europeo dell’energia.
Credit foto di copertina: CNEL
Fonte: https://www.cnel.it/comunicazione-e-stampa/notizie/news/detail/2026/10/19/presentati-al-cnel-gli-studi-economici-dell-ocse-sull-italia