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Malta tempesta politica: l’ex ambasciatore accusa i partiti di servilismo economico

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L’ex rappresentante permanente di Malta presso l’UE, Richard Cachia Caruana, lancia un messaggio che potrebbe far tremare i vertici della politica maltese: i partiti devono smettere di accettare donazioni dai grandi gruppi imprenditoriali e concentrarsi su un’opera di ricostruzione totale, a partire dalle proprie finanze.

Una dichiarazione che arriva come un fulmine a ciel sereno, proprio mentre il nuovo leader del PN, Alex Borg, muove i primi passi al timone del partito. Interpellato dal Times of Malta su quali dovrebbero essere le priorità di Borg, Cachia Caruana – ex capo della segreteria del primo ministro Eddie Fenech Adami – ha tracciato una vera e propria road map per il rilancio politico. “Serve rifondare da zero le reti di volontari che, per decenni, sono state la spina dorsale dei partiti maltesi” ha detto, sottolineando come queste azioni siano cruciali non solo per il PN, ma per tutte le formazioni politiche del Paese.

Secondo Cachia Caruana, è fondamentale che “ci sia spazio per tutti nei partiti, purché non abbiano gettato discredito su se stessi o sulla politica”. Ma l’ex ambasciatore va oltre: i media di partito devono modernizzarsi, “senza però lasciare indietro chi non riesce a tenere il passo con la tecnologia.”

Altro punto centrale: “La lealtà verso i colleghi e verso il partito genera lealtà nei confronti della leadership”. Una massima che, nel contesto attuale, suona più come un avvertimento interno.

Sul piano nazionale, la posizione è netta: “Basta vacche sacre. Le politiche economiche devono essere fondate sulla realtà e sulla sostenibilità.” E avverte: “Chi genera profitti deve sostenere tutti i costi che rendono possibili quei profitti. Oggi, invece, questi costi vengono scaricati sui cittadini comuni, mentre gli ‘investitori’ se ne lavano le mani.” E aggiunge: “Gli incentivi sì, ma ben calcolati. I sussidi solo a chi ne ha realmente bisogno.”

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, Cachia Caruana afferma che dovrebbe essere data priorità ai paesi dell’UE e a quelli candidati all’adesione. L’impiego di manodopera extra-UE dovrebbe essere giustificato solo per motivi di salute pubblica o competitività internazionale.

Sanità ed istruzione sono, secondo lui, le aree che meritano la massima priorità nei bilanci statali, mentre va posto un freno alla concorrenza straniera sul mercato degli alloggi accessibili.

E l’ambiente? Anche qui la visione è chiara: “Le infrastrutture, comprese quelle sostenibili, devono essere progettate guardando ai prossimi vent’anni.” Infine, una stoccata velenosa: “Bisogna fermare chi ride in faccia ai cittadini onesti, sulle strade, negli affari e nella fiscalità.”

Il partito dei lavoratori

Ma a infiammare ulteriormente il dibattito ci pensa il noto conduttore Peppi Azzopardi, che lancia un monito pesante al nuovo leader del PN: “Attenzione a spostare il partito a destra, o si lascerà un vuoto a sinistra che il Labour capitalista non occupa più.”

Secondo Azzopardi, “Il PN deve tornare a essere il partito dei lavoratori. Quando Eddie Fenech Adami divenne capo dell’opposizione, dichiarò che il suo cuore era con i lavoratori. Così tolse il terreno sotto i piedi al Labour.”

E indica con chiarezza i nemici da combattere: droga, usura e alcolismo. I milionari? “Non hanno bisogno di aiuto dai politici, devono solo essere tenuti sotto controllo per evitare che sfruttino gli altri.”

Per Azzopardi, Alex Borg non dovrebbe perdere tempo con podcast e simili: “Dalle 8 alle 20 deve stare tra la gente, parlarci, telefonargli. È il contatto umano che conta.” E sottolinea: “Se Adrian Delia avesse fatto solo dieci telefonate in più, oggi sarebbe lui il leader.” Un paragone che sa di lezione politica: “Joseph Muscat, da oppositore, incontrava sistematicamente le persone ogni singolo giorno, per anni.”

Alla ricerca di una ragion d’essere

Ma è il militante di Graffitti, Andre Callus, a mettere il dito nella piaga: “Il PN ha perso la propria ragion d’essere, e per questo la gente non lo sente più vicino.”

Per tornare competitivo, secondo Callus, il partito deve affrontare i nodi irrisolti che colpiscono la popolazione: modello economico, condizioni di lavoro, case a prezzi proibitivi e sfruttamento dei lavoratori stranieri.

E qui arriva il colpo più duro: “Il PN deve avere il coraggio di pestare i piedi ai poteri forti. Ha la forza per farlo?” Callus si dice scettico, visti i trascorsi di Alex Borg: “È sempre stato accondiscendente verso gli sviluppatori.”

E chiude con un’allusione inquietante: “La sua ammirazione per leader di destra come Donald Trump e Giorgia Meloni è motivo di preoccupazione.”

Foto: [Archivio Times of Malta]

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