Sue Domancich, una guerriera contro il cancro, ha trovato nella tecnologia del “cold cap” la sua personale battaglia: mantenere i capelli, anche di fronte alla chemioterapia, a qualunque costo.
Oggi, i pazienti oncologici di Malta possono evitare la devastante perdita di capelli durante il trattamento grazie all’introduzione di due nuove macchine per il raffreddamento del cuoio capelluto al Sir Anthony Mamo Oncology Centre. Per quattro pazienti alla volta, la possibilità di indossare queste “cuffie fredde” offre una speranza che va oltre la malattia. Perché per molti, “perdere i capelli” non è solo un effetto collaterale fisico, ma un colpo alla propria identità. Basti pensare che l’8% dei malati di cancro rifiuta la chemioterapia solo per evitare questo trauma.
La caduta dei capelli può distruggere la fiducia in sé stessi, trasformando la vita quotidiana in un incubo. Conservare i capelli durante la chemioterapia non è solo una questione di estetica: può significare mantenere una parvenza di normalità, preservare la propria privacy e, soprattutto, affrontare il difficile percorso con maggiore forza emotiva. Nonostante i risultati non siano garantiti – la tecnica funziona nel 50% dei casi – per chi ci riesce, l’impatto è incredibile.
Questo è stato il caso di Sue Domancich, che, appena scoperto il suo tumore al seno nel 2020 a soli 46 anni, si è subito attivata per provare questa opzione. Il suo oncologo ha approvato, e il cold cap ha funzionato. Da quel momento, Sue è diventata una sostenitrice appassionata della Action for Breast Cancer Foundation, battendosi affinché le macchine da 60.000 euro fossero disponibili a tutti, non solo a chi poteva permettersi il trattamento privatamente.
La battaglia personale di Sue
Sue non nasconde quanto la perdita dei capelli la spaventasse. “Volevo sentirmi normale”, racconta, “Sono vanitosa e per me era fondamentale non perdere i capelli”. Appena ha saputo del cold cap, ha iniziato a leggere libri e a informarsi. “Il freddo della cuffia mi ha dato forza”, aggiunge. “Mi sono messa delle bandane prima che cadessero i capelli, per vedere come mi sentivo… ero più sconvolta per la caduta dei capelli che per la mastectomia.”
Ma la salute per lei è sempre stata al primo posto: “Ho detto al medico di darmi la medicina più potente, anche se avrebbe ridotto il rischio di recidiva di solo l’1%. Però volevo comunque provare a salvare i miei capelli.”
Sue, che lavora come contabile e responsabile della conformità, non ha mai smesso di lavorare durante i sei mesi di chemioterapia. “Potevo partecipare alle riunioni online senza sembrare diversa, poi dopo mi riposavo.” Sorprendentemente, la sua reazione alla diagnosi di cancro è stata tutt’altro che passiva: “Pensavo che avrei passato il tempo a piangere, invece mi sono subito messa all’opera, con un piano ben preciso.” Ha persino tenuto un diario dettagliato di tutto il percorso.
Un percorso coraggioso
Sue ha affrontato una lunga serie di interventi, a partire da una lumpectomia fino a una ricostruzione complessa del seno. Eppure, grazie al cold cap, ha potuto mantenere la sua chioma quasi intatta. Dopo sei mesi di lotta, è uscita con le sue amiche, indossando solo una fascia per nascondere qualche piccola zona diradata. “Alla fine avevo perso tutti i peli del corpo, ma i capelli sulla testa c’erano ancora.”
La procedura non è semplice: il cold cap riduce la temperatura del cuoio capelluto, impedendo ai farmaci chemioterapici di raggiungere i follicoli piliferi. La cuffia va indossata un’ora prima della chemio, durante il trattamento che può durare tre ore, e per un’ulteriore ora dopo. Nonostante il fastidio iniziale, Sue non si è mai tirata indietro. “I primi 15 minuti sono difficili, ma poi il corpo si abitua al freddo.”
Guardando indietro, Sue è convinta che tutto ciò abbia avuto un senso. “Dovevo passare attraverso questa esperienza”, riflette. Ma oggi il suo obiettivo è aiutare gli altri. “Ho cercato supporto e ora sento di volerlo restituire.” Grazie alla sua tenacia e al sostegno del suo oncologo e chirurgo, Sue non ha lasciato nulla di intentato.
Il supporto della Action for Breast Cancer Foundation
La sua battaglia non è stata solo personale. Esther Sant, presidente della Action for Breast Cancer Foundation e anche lei sopravvissuta al cancro, ricorda come l’organizzazione abbia iniziato 20 anni fa per supportare le pazienti più vulnerabili. Oggi, grazie all’impegno dell’associazione, il test Oncotype DX, che evita a circa 55 donne di dover sottoporsi a chemioterapia, è disponibile gratuitamente all’ospedale, risparmiando loro 3.000 euro.
Sant, parlando durante il Breast Cancer Awareness Month, ha sottolineato che i dispositivi cold cap donati dall’associazione saranno disponibili per tutti i pazienti oncologici, non solo per quelli affetti da tumore al seno. Sant ha lodato il supporto del personale dell’Oncology Centre e dei ricercatori che hanno lavorato per rendere possibile tutto questo.
Dopo più di 20 anni di remissione, Esther Sant continua la sua battaglia, anche contro una recente metastasi alla colonna vertebrale. Per lei, il lavoro che fa per migliorare la vita dei pazienti oncologici è ciò che le dà forza: “Questo è ciò che mi tiene in vita”.
L’associazione sta già organizzando un grande evento il 12 ottobre a Buġibba Square, con l’obiettivo di raccogliere fondi per continuare a finanziare iniziative come queste. L’evento includerà esercizi, DJ e attività per bambini, invitando tutti a partecipare e sostenere la causa.
Foto: [Archivio Times Of Malta]