Il colpo di scena è arrivato: Daniel Joe Meli, il 28enne di Żabbar sospettato di essere un temibile hacker internazionale, non è ancora al sicuro dalla giustizia americana. La Corte d’Appello Penale ha appena riaperto il suo caso di estradizione, rimandando tutti gli atti al tribunale di primo grado per una nuova decisione. Il verdetto? Tutto da rifare.
Una nuova svolta in una battaglia legale che va avanti da mesi. Meli è accusato negli Stati Uniti di aver venduto malware illegali sul dark web per un intero decennio, dal 2012 al 2022. Il software in questione è un pericolosissimo remote access trojan (RAT), capace di infiltrarsi nei computer e nei server altrui per prenderne il controllo. Un’arma digitale devastante, che secondo gli inquirenti è finita nelle mani sbagliate proprio grazie a lui.
Daniel Joe Meli era stato arrestato per la prima volta nel febbraio dello scorso anno, durante un’operazione congiunta che ha visto collaborare la polizia maltese, l’Avvocatura dello Stato, l’FBI e il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.
Inizialmente aveva accettato l’estradizione. Ma poi il colpo di scena: grazie a una recente modifica della legge da parte del parlamento, ha potuto cambiare idea e lottare per restare a Malta.
Il 12 maggio, il tribunale maltese aveva respinto la richiesta di estradizione, sostenendo che la procura non aveva raggiunto la soglia di prova richiesta dalla legge maltese, e criticando un approccio “piuttosto blando” nella presentazione delle prove.
Ma mercoledì mattina, il giudice Giovanni Grixti ha rifiutato la richiesta dell’Avvocatura dello Stato di continuare a presiedere il caso. Una mossa dell’ultimo minuto arrivata mentre il giudice stava già leggendo la sua decisione, prima che le parti potessero intervenire.
Il giudice Grixti ha proseguito con la lettura della sentenza, accogliendo uno dei punti fondamentali dell’appello presentato dall’Avvocatura dello Stato: ovvero, l’esclusione dai fascicoli delle prove documentali presentate da testimoni dell’accusa, perché non erano state giurate. Un errore che, secondo la Corte d’Appello Penale, non doveva verificarsi.
E così, con un colpo di penna, la Corte d’Appello ha ordinato che il fascicolo venga rinviato alla Corte dei Magistrati, che ora dovrà esaminare nuovamente il caso – questa volta considerando anche quelle prove precedentemente escluse.
A presiedere la Corte d’Appello Penale è stato il giudice Giovanni Grixti.
Gli avvocati Daphne Baldacchino, Sean Xerri De Caro e Maria Zerafa Le-Gros hanno rappresentato l’Avvocatura dello Stato in qualità di Autorità Centrale.
Gli avvocati Arthur Azzopardi, Franco Debono e Lennox Vella sono comparsi per la difesa di Meli.
Foto: File photo