Malta

social media nel mirino: i maltesi chiedono regole più dure

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I social media sono diventati un campo di battaglia tra libertà di espressione e regolamentazione. Ma cosa ne pensano i maltesi? Un nuovo sondaggio del Times of Malta ha rivelato un dato schiacciante: il 71% degli intervistati vuole regole più severe per queste piattaforme, preoccupati dai loro effetti potenzialmente dannosi. Solo il 16% si oppone a un maggiore controllo, mentre un altro 14% non sa da che parte schierarsi.

I giovani lanciano l’allarme, gli anziani sono più scettici

A sorprendere è il fatto che siano proprio i giovani, i principali utenti dei social, a chiedere con più forza una regolamentazione. Ben l’80% dei ragazzi sotto i 25 anni è favorevole a regole più rigide, mentre solo l’8% si dice contrario.

Dall’altro lato, chi si oppone di più? Gli over 65. Più di uno su quattro rifiuta l’idea di nuovi vincoli sui social media, dimostrando una tendenza generazionale opposta.

Anche il divario di genere è evidente: oltre tre quarti delle donne vogliono misure più severe per i social, mentre tra gli uomini la percentuale scende a due terzi.

I giganti del web vogliono meno regole, i governi ne vogliono di più

Questi risultati emergono proprio mentre i governi di tutto il mondo cercano di arginare l’influenza incontrollata dei social media.

L’Unione Europea ha già introdotto normative come il Digital Services Act, che obbliga le piattaforme a rimuovere contenuti dannosi e a rendere più trasparenti gli algoritmi.

Alcuni paesi sono andati ancora oltre: l’anno scorso, in una decisione storica, l’Australia ha vietato del tutto i social media ai minori di 16 anni. Il primo ministro Anthony Albanese ha giustificato la scelta definendo i social “una piattaforma per la pressione sociale, un motore di ansia, un veicolo per truffatori e, peggio ancora, uno strumento per i predatori online“.

Ma mentre le istituzioni cercano di imporre nuove regole, le grandi aziende del tech spingono nella direzione opposta.

Solo il mese scorso, Mark Zuckerberg ha annunciato che Meta – la società madre di Facebook e Instagram – avrebbe ridotto il proprio programma di fact-checking negli Stati Uniti, dichiarando che l’azienda ora sta “prioritizzando la libertà di parola” rispetto alla moderazione dei contenuti.

Zuckerberg non ha risparmiato critiche neanche all’Unione Europea, accusandola di varare “un numero sempre crescente di leggi che istituzionalizzano la censura“.

Chi vincerà questa battaglia tra regolamentazione e libertà di espressione? I maltesi sembrano aver già scelto da che parte stare.

Foto: Karl Andrew Micallef

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