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Malta, appalti: chi segnala irregolarità si perde in un labirinto senza mappa

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La sede della polizia a Floriana. La polizia è una delle numerose entità coinvolte nelle segnalazioni dei whistleblower, ha rilevato il rapporto.

Malta dispone delle istituzioni e delle leggi per proteggere chi denuncia irregolarità negli appalti pubblici, ma manca una guida chiara su dove indirizzare tali segnalazioni, ha rilevato un nuovo studio.

Chi sospetta che una gara sia stata truccata non ha un percorso unico e standardizzato da seguire, secondo un rapporto di Repubblika, realizzato nell’ambito del progetto poWer finanziato dall’UE.

Almeno 10 organismi potrebbero essere coinvolti nelle segnalazioni dei whistleblower, senza una mappa nazionale di riferimento né un protocollo comune che li colleghi.

Lo studio, completato il 30 settembre e pubblicato venerdì, rileva che Malta dispone di un quadro di istituzioni e leggi complessivamente completo per proteggere i whistleblower, ma diversi altri problemi rendono difficile il funzionamento efficace del sistema.

Chi riceve la segnalazione?

Il problema più grande è probabilmente la mancanza di un sistema standardizzato per trattare le segnalazioni di irregolarità negli appalti pubblici.

Quando un whistleblower segnala un illecito di questo tipo, la segnalazione può arrivare al Dipartimento degli Appalti (Department of Contracts), al Public Contracts Review Board, al National Audit Office, alla Permanent Commission Against Corruption, alla Polizia, all’Internal Audit and Investigations Directorate o all’Ombudsman.

Anche la Financial Intelligence Analysis Unit, la Malta Financial Services Authority o il Commissioner for Revenue possono avere un ruolo, a seconda del tipo di accusa.

File allegati

  • Leggi il rapporto completo.

Sebbene ciascuna di queste autorità abbia mandati diversi, il rapporto osserva che non è chiaro quale si assuma la responsabilità di guidare il caso, di proteggere il whistleblower o in che modo le informazioni debbano essere trasmesse senza rivelare la fonte.

Un accademico di diritto intervistato per lo studio ha suggerito di creare un modello di procedure, da allegare come appendice alla legge sul whistleblowing, per orientare le autorità.

«Una persona che segnala dovrebbe poter capire, senza districarsi in un labirinto istituzionale o burocratico, dove segnalare, quale tutela copre la segnalazione, quale organismo la valuterà, quando verrà trasmessa e come sarà mantenuta la riservatezza», conclude il rapporto.

Nessun dato sulle segnalazioni

Il Protection of the Whistleblower Act, modificato nel 2021 per recepire una direttiva UE, copre le segnalazioni di irregolarità negli appalti pubblici e protegge appaltatori, subappaltatori, ex lavoratori, candidati a un impiego, volontari, azionisti e tirocinanti che decidono di segnalare un illecito.

L’effetto concreto della legge è difficile da valutare, osserva il rapporto, perché non vengono pubblicati dati su tali segnalazioni.

Rischi di identificazione

Un’altra preoccupazione riguarda la protezione dei whistleblower dall’identificazione e dalle ritorsioni. Intuire la fonte della segnalazione può essere piuttosto semplice nei casi di appalti, dato il numero ridotto di persone coinvolte, rileva lo studio.

La sfida è aggravata dal fatto che le segnalazioni anonime non sono considerate divulgazioni protette, anche se i funzionari preposti possono comunque riceverle e valutarle. Ciò può scoraggiare chi vorrebbe fornire informazioni in forma anonima, poiché restano esposti all’identificazione e alle ritorsioni, afferma il rapporto.

Lo studio si è basato principalmente su ricerche documentali e quattro interviste, con il National Audit Office, l’Office of the Standards Commissioner, l’accademico David Fabri e l’avvocato Mark Said.

Le richieste di intervista all’Ombudsman, al Department of Contracts, alla PCAC, all’Internal Audit and Investigations Directorate, alla Whistleblowing Unit presso l’Office of the Prime Minister e ai giornalisti investigativi non si erano concretizzate al momento della stesura del rapporto.

Il progetto è stato cofinanziato dall’Unione Europea e guidato a Malta da Repubblika, con il Centre for the Study of Democracy tra i partner.

Fonte: Times of Malta: https://timesofmalta.com/article/whistleblowers-malta-face-maze-no-map-study-finds.1135681

Immagine generata con AI – Gazzetta di Malta

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