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Malta: Agius e Torrisi interrogati su un presunto piano di omicidio dal carcere

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Damiano Torrisi e Robert Agius sono sotto indagine. Foto d’archivio

Il condannato per omicidio Robert Agius e il compagno di cella Damiano Torrisi sono stati interrogati nel fine settimana su un presunto piano di omicidio. La polizia ha identificato e contattato il possibile bersaglio per adottare misure di sicurezza precauzionali, secondo quanto riferito dal Times of Malta.

L’interrogatorio è seguito a una segnalazione su un presunto piano per commettere un omicidio, mentre la polizia indagava sui telefoni cellulari trovati nelle celle del carcere.

La polizia ha successivamente rilasciato Agius e Torrisi su cauzione nell’ambito dell’indagine in corso, prima che entrambi fossero riportati in carcere.

L’identità della persona che era il bersaglio non è ancora nota, anche se fonti riferiscono che la polizia ha parlato con lui a lungo.

L’indagine è nata dopo che la polizia ha ricevuto informazioni secondo cui Agius, Torrisi e George Degiorgio possedevano telefoni cellulari nelle loro celle.

Le perquisizioni hanno portato al sequestro di tre telefoni. I dati sono stati estratti e sono in corso analisi forensi.

Degiorgio non è stato né arrestato né interrogato.

Agius, noto come Ta’ Maksar, sta scontando l’ergastolo per aver fornito la bomba utilizzata per uccidere Caruana Galizia nell’ottobre 2017. Degiorgio sta scontando una pena di 40 anni dopo aver ammesso di aver innescato l’ordigno.

Torrisi è stato dichiarato colpevole di coinvolgimento in una rapina violenta in un negozio a Rabat dieci anni fa, durante la quale il proprietario ha riportato gravi lesioni.

Il ministro dell’Interno Glenn Bedingfield ha confermato che un’operazione coordinata dalla polizia, con il coinvolgimento di diversi enti, ha portato a perquisizioni nelle celle dei detenuti.

Bedingfield non ha fatto i nomi dei detenuti, ma ha ribadito che nessuno riceverà un trattamento preferenziale.

Il possesso di un telefono cellulare in carcere viola il regolamento penitenziario, ma non costituisce reato. Bedingfield ha quindi chiesto una modifica legislativa per renderlo un reato.

La scoperta ha spinto il Partito Nazionalista a chiedere spiegazioni su come i telefoni siano entrati in carcere, da quanto tempo i detenuti li avessero e se fossero stati usati per coordinare attività criminali dietro le sbarre.

Fonte: Times of Malta: https://timesofmalta.com/article/police-alert-suspected-target-inmates-questioned-murder-plot.1135810

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