Il presidente del CNEL interviene sul dibattito relativo all’intelligenza artificiale con un articolo uscito su Il Foglio, a doppia firma con il presidente del Centro Economia Digitale. Il punto di partenza sono i fondamentali dell’economia: il mercato deve lasciare spazio all’innovazione e alla concorrenza, le imprese devono trasformare la conoscenza in capacità produttiva, lo Stato deve sostenere le condizioni collettive e rendere espliciti gli obiettivi pubblici. In questo quadro, le industrie hanno chiesto spesso di essere regolate, quasi mai rallentate: una regola può convenire a chi è già sul mercato perché aumenta le barriere all’ingresso, mentre un freno colpisce il prodotto e la sua diffusione.
Il 12 settembre Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha chiesto nel saggio «We Must Pace the Frontier» di rallentare la crescita delle capacità dei modelli di intelligenza artificiale. Nel giro di un giorno Sam Altman di OpenAI, Elon Musk e Demis Hassabis di Google DeepMind hanno espresso posizioni convergenti. Donald Trump, a margine di un torneo nel suo golf club irlandese, ha attribuito gli allarmi a «forze negative», ripetendo che chi vince la corsa all’intelligenza artificiale vince tutto; il 22 settembre, dalla tribuna dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente degli Stati Uniti ha respinto «qualsiasi tentativo di costruire uno schema globalista» per controllare l’IA. Il Global Times, tabloid del Quotidiano del Popolo, organo del Partito comunista cinese, aveva già letto nel saggio di Amodei un tentativo di frenare la Cina.
Per giorni si è parlato solo della velocità dei modelli, non di quella con cui imprese e lavoratori li assorbono, né dei suoi effetti su produttività, salari e occupazione. Che a proporre il limite siano gli stessi produttori resta un’anomalia: il codice della strada non lo scrissero i costruttori di automobili, e di norma le regole le fissa chi è chiamato a tutelare l’interesse generale, mentre chi produce le negozia o le anticipa. Chi vede in questa prudenza anche un calcolo di mercato trova qualche appiglio: Anthropic ha depositato in via riservata i documenti per la quotazione in borsa, mentre OpenAI, il 12 settembre, ha rinviato la propria oltre il 2026, invocando ragioni di sicurezza.
Le ragioni di chi frena e di chi accelera
Ridurre l’appello a una mossa d’immagine sarebbe però un errore. Amodei propone valutatori indipendenti all’interno dei laboratori, con accesso ai sistemi e libertà di pubblicare risultati, regole vincolanti e cooperazione fra governi, motivandolo con il fatto che i modelli aiutano ormai a costruire i propri successori più rapidamente di quanto i ricercatori riescano a capire cosa stia cambiando. È la proposta più significativa arrivata finora dai produttori. L’Europa, che nell’AI Act ha già introdotto valutazioni dei modelli e obblighi di notifica degli incidenti, può riconoscervi la propria impostazione e rivendicare di averne colto per prima i rischi. Sugli effetti economici, però, la misura pubblica è agli inizi: le statistiche contano quante imprese adottano l’intelligenza artificiale, ma quasi mai si sa che cosa ne ricavano, come si distribuisce il valore creato e chi ne sopporta i costi.
Governare questa trasformazione richiede di conoscere tanto le capacità dei sistemi quanto gli effetti della loro adozione. Per studiare questi ultimi, l’Italia si è data una sede: il Comitato per l’economia dell’intelligenza artificiale, proposto su queste pagine il 13 luglio e istituito al CNEL dieci giorni dopo. Amodei richiama i trattati sugli armamenti, e il precedente istruttivo è quello di non proliferazione nucleare del 1968: ha retto, per quanto ha retto, grazie alle ispezioni dell’Agenzia di Vienna più che alla parola dei firmatari, e ha cristallizzato un’asimmetria, con cinque potenze autorizzate a possedere la bomba, in cambio di un impegno al disarmo rimasto in larga parte sulla carta, e tutte le altre chiamate a rinunciarvi.
Foto: CNEL
Fonte: https://www.cnel.it/comunicazione-e-stampa/notizie/news/detail/2026/09/28/il-dividendo-dellintelligenza-artificiale