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Tüttő (Comitato delle Regioni): «La politica di coesione non è una politica superata, è parte della competitività europea»

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La Presidente del Comitato europeo delle Regioni apre la Settimana delle Regioni e delle Città: d’accordo con la Commissione sugli obiettivi, ma preoccupata per il nuovo bilancio UE, che sposterebbe risorse e decisioni lontano dai territori

Bruxelles, 12 ottobre 2026. «Mentre l’attenzione dei leader europei è rivolta soprattutto ai confini e a ciò che accade fuori, il nostro ruolo di amministratori locali è tenere lo sguardo all’interno dell’Unione europea.» Così Kata Tüttő, Presidente del Comitato europeo delle Regioni, ha spiegato il senso della Settimana europea delle Regioni e delle Città, aperta oggi a Bruxelles. Ha parlato in una conferenza stampa congiunta con il Vicepresidente esecutivo della Commissione Raffaele Fitto.

Da qui il motto dell’edizione, “Regioni forti, Europa forte”. «L’Unione europea può essere un attore forte nel mondo solo se resta forte e unita al suo interno», ha spiegato Tüttő.

I numeri della Settimana

Tüttő ha fornito i numeri dell’evento. I partecipanti sono più di 4.800 e le sessioni a Bruxelles sono 80. L’evento è organizzato insieme a 121 regioni, «più della metà delle regioni europee», a cui si aggiungono le città. Negli Stati membri si terranno inoltre circa 100 sessioni collegate. Come ogni anno, il Comitato presenta anche il suo rapporto annuale sullo stato delle regioni e delle città, realizzato tra gli altri con Eurostat, per misurare «il polso» dei territori.

La Presidente ha ringraziato Fitto per la collaborazione di questi anni su coesione, revisione intermedia, “diritto a restare”, casa, regioni ultraperiferiche, regioni di confine e isole. «Siamo d’accordo con il Vicepresidente esecutivo sul ruolo della politica di coesione e sugli obiettivi per il futuro dell’Unione», ha detto. «Forse l’unica differenza è il percorso, che vediamo in modo diverso.»

Il nodo del bilancio: dimensione, architettura, governance

Questa settimana, ha annunciato Tüttő, «si parlerà molto di soldi». Città e regioni sentono di avere sempre più responsabilità, perché le strategie e gli obiettivi europei aumentano. Secondo la Presidente, però, si sta aprendo «un enorme divario» tra le risorse attese e la realtà. Il tema è d’attualità, con il Consiglio europeo alle porte e la bozza negoziale (negotiating box) della presidenza irlandese sul prossimo bilancio pluriennale.

Tüttő ha individuato tre questioni: dimensione, architettura e governance del bilancio. Ha detto che la dimensione è quella che riceve più attenzione, ma è anche quella che cambia meno. Si parla di circa 250 miliardi di euro l’anno, una cifra paragonabile, ha osservato, «al PIL annuale della regione Lazio». È il prodotto di una sola regione europea, e nemmeno della più grande. «È chiaro che questo denaro non può risolvere tutti i nostri problemi. La grande domanda è: dove lo spendiamo?»

Sull’architettura la Presidente vede «un cambiamento molto grande». Gli investimenti si stanno spostando da uno strumento attento ai luoghi, la politica di coesione, a strumenti che definisce «ciechi rispetto ai luoghi», basati solo sull’eccellenza: «da molti luoghi a pochi luoghi». Secondo Tüttő molti studi dimostrano che la stessa somma, investita con i due metodi, produce geografie e risultati economici molto diversi. «L’economia senza la geografia è un modo molto incompleto di capire le cose.»

Il terzo punto, la governance, è per lei il cambiamento più forte. Le decisioni si spostano dagli enti locali e regionali al livello nazionale e, soprattutto, dal livello nazionale alla Commissione europea. Secondo Tüttő circa metà del bilancio sarebbe gestita direttamente dalla Commissione. Anche l’altra metà resterebbe sotto un forte controllo di Bruxelles, attraverso il meccanismo delle tappe intermedie (milestones) ripreso dal Dispositivo per la ripresa e la resilienza. «Abbiamo sollevato preoccupazioni su tutto questo», ha detto.

Cambiare il racconto sulla coesione

Il messaggio che il Comitato vuole far passare in questa settimana riguarda il modo in cui si parla della politica di coesione. «Rifiutiamo l’idea che la coesione sia una politica superata, tradizionalista», ha affermato Tüttő. «La politica di coesione non può essere separata dal mercato unico. È parte della competitività europea.»

Il principio, ha spiegato, è che insieme si produce più ricchezza, ma questa non si distribuisce in modo uniforme. Per questo una parte dei guadagni del mercato unico viene reinvestita, in modo che ogni regione possa rafforzare le proprie capacità e i propri collegamenti con il mercato unico.

La Presidente ha poi lanciato un avvertimento. Le riforme per un’Europa più competitiva, su cui «siamo tutti d’accordo», porteranno anche a più concorrenza dentro l’Unione, man mano che cadranno le barriere del mercato unico. «Chi è forte avrà più possibilità di vincere, e chi ha meno rischia di perdere tutto.» Senza un meccanismo di riequilibrio, una transizione giusta e il reinvestimento dei guadagni, ha concluso, «vediamo il rischio di rendere l’Europa più fragile e meno coesa».

Per saperne di più: eu-regions-week.europa.eu

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