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Malta il browser che si controlla con il cervello 🧠🌐

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Il team dietro BrainWeb, il progetto che ha sviluppato il Boggle BCI Browser: (in senso orario dall’alto a sinistra) Kenneth Camilleri, Marie Buhagiar, Daniel Calleja, Chris Porter e Tracey Camilleri.

Per la maggior parte delle persone navigare sul web è un gesto automatico, quasi istintivo: basta un browser, un mouse, un touchscreen o una tastiera. Ma per chi vive con gravi disabilità motorie, anche le tecnologie assistive più avanzate – come i sistemi di tracciamento oculare o gli interruttori adattivi – possono non essere sufficienti. Per molti, accedere a internet resta un ostacolo enorme.

Ora, però, una rivoluzione silenziosa sta prendendo forma. Grazie alle interfacce cervello-computer (BCI), i segnali elettrici del cervello possono trasformarsi in veri e propri comandi digitali. È proprio su questo principio che nasce Boggle, un innovativo browser web progettato specificamente per le BCI, capace di ridefinire radicalmente il modo in cui si accede alla rete.

Questa tecnologia è il risultato di anni di ricerca empirica condotta dal team multidisciplinare BrainWeb. Il progetto si basa anche su precedenti studi sperimentali, tra cui la ricerca post-laurea di Alison Farrell presso la Faculty of ICT.

Il gruppo ha unito competenze in interazione uomo-computer, elaborazione dei segnali e ingegneria biomedica per progettare e sviluppare completamente questa tecnologia. Uno degli obiettivi principali era garantire fattibilità tecnica, affidabilità, costi contenuti e accessibilità anche al di fuori di un ambiente di laboratorio.

Garantendo la compatibilità con una gamma di cuffie EEG consumer a basso costo, Boggle stabilisce una struttura affidabile, accessibile ed economicamente sostenibile per le interfacce cervello-computer basate sul web.

Boggle si basa su una tecnica BCI ben consolidata chiamata steady-state visually evoked potentials (SSVEP). Quando una persona concentra lo sguardo su un elemento visivo che lampeggia a una determinata frequenza, la corteccia visiva del cervello genera attività elettrica alla stessa frequenza. È proprio questo fenomeno che Boggle sfrutta.

Attraverso una cuffia elettroencefalografica (EEG), Boggle monitora costantemente l’attività elettrica nella regione occipitale del cervello, dove avviene l’elaborazione visiva. Analizzando questo flusso di dati, il browser riesce a capire su quale elemento dello schermo l’utente sta concentrando l’attenzione, deducendo così l’azione desiderata ed eseguendola automaticamente.

Questo principio sostiene l’intera esperienza di navigazione in un browser web completo, che consente agli utenti di visitare liberamente i siti, interagire con i comuni campi di input, aprire e gestire più schede, salvare segnalibri e molto altro. Grazie alla compatibilità con diverse cuffie EEG consumer a basso costo, Boggle crea una piattaforma affidabile e accessibile per le interfacce cervello-computer destinate alla navigazione online.

Il team ha recentemente presentato Boggle alla conferenza CHItaly 2025 a Salerno, dove il progetto ha conquistato il Best Interactive Experience Award. Il browser è disponibile liberamente attraverso il repository GitHub del Human-Computer Interaction Laboratory. Maggiori informazioni sono disponibili online e il team può essere contattato all’indirizzo brainweb@um.edu.mt.

Boggle è uno dei risultati del progetto BrainWeb, finanziato dal University of Malta Research Excellence Fund (202403) e guidato dal professor Chris Porter del Department of Information Systems presso la Faculty of ICT. Il team include Daniel Calleja e Marie Buhagiar, responsabili della ricerca e sviluppatori principali del progetto, insieme ai professori Tracey Camilleri e Kenneth Camilleri del Centre for Biomedical Cybernetics e della Faculty of Engineering.

Foto della settimana

Boggle è un browser BCI open-source che permette alle persone con gravi disabilità motorie di navigare su internet. Utilizza gli steady-state visually evoked potentials (SSVEP): quando un utente si concentra su un bersaglio lampeggiante, il browser rileva l’attività corrispondente nella corteccia visiva tramite EEG ed esegue l’azione web desiderata.

Sound Bites

• Le interfacce cervello-computer non invasive potrebbero migliorare drasticamente grazie a un nuovo inchiostro liquido che i medici possono utilizzare per stampare tatuaggi sul cuoio capelluto di una persona al fine di misurare l’attività cerebrale. Questa tecnologia rappresenta un’alternativa ai dispositivi hardware attuali, spesso ingombranti, fragili ed estremamente sensibili, utilizzati nelle BCI non invasive.

• Sapere esattamente quale parola si vuole dire ma non riuscire a pronunciarla può essere estremamente frustrante e stressante. Le persone con disturbi del linguaggio, come l’afasia di Broca, una forma di afasia espressiva, possono avere enormi difficoltà a comunicare attraverso la parola o la scrittura. Sebbene la terapia del linguaggio resti fondamentale, le BCI vengono sempre più esplorate come tecnologia di supporto capace di trasformare i segnali cerebrali direttamente in parole pronunciate.

Per altri soundbites, ascolta Radio Mocha su www.fb.com/RadioMochaMalta/.

LO SAPEVI?

• Le BCI basate su SSVEP rilevano schemi nell’attività elettrica del cervello che si generano quando una persona concentra intenzionalmente l’attenzione su uno stimolo visivo sullo schermo.

• Le BCI a immaginazione motoria si basano sul fatto che una persona immagini movimenti specifici, come muovere una mano o un piede. La BCI rileva l’attività cerebrale associata al movimento, anche se è solo immaginato.

• Le BCI a immaginazione del linguaggio mirano a interpretare l’attività cerebrale che si verifica quando una persona immagina di parlare. Sebbene il concetto sia promettente, ottenere risultati affidabili è estremamente difficile: i segnali cerebrali associati al linguaggio immaginato sono complessi, altamente individuali e molto difficili da catturare con strumenti non invasivi.

• Le BCI P300 si basano generalmente su una breve risposta elettrica del cervello che si attiva quando l’utente nota qualcosa di significativo o inaspettato. Questa risposta avviene di solito circa 300 millisecondi dopo l’evento, ed è nota come risposta P300.

Per altre curiosità, visita: .

Foto: BrainWeb/HCI Lab

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